Il Fatto. A maggio G., tetraplegico, ha comprato un biglietto Francoforte (Hahn)-Roma dal sito internet della Ryanair, www.ryanair.ie, con la carta di credito. Un avviso sulla pagina della prenotazione consigliava alle persone disabili di contattare telefonicamente il centro prenotazioni locale della compagnia aerea, per notificare le proprie “esigenze speciali” ed essere così sicuri che non si superasse il limite di disabili che può trasportare ogni volo, cioè quattro.
Si noti bene: la telefonata era solo suggerita, non obbligatoria, e G. non l’ha fatta. Anche perché, tanto per fare un po’ di discriminazione, il numero da chiamare è a pagamento e, come ha scoperto in seguito, costringe ad un’attesa di circa venti secondi con l’ascolto obbligato di pubblicità.
un aeroplano della ryanairA fine giugno ha dovuto cambiare la data del volo, ed è andato quindi sulla pagina del sito che permette le modifiche alla prenotazione e le ha effettuate (pagando una tariffa extra). Sulla schermata non è apparso alcun avviso relativo alle condizioni per i viaggiatori disabili, quindi G. ha pensato, ovviamente, che nulla fosse cambiato.
Invece no: le regole erano cambiate nel frattempo, ed ora per prenotare un volo ed avere poi la necessaria assistenza in aeroporto era diventato obbligatorio chiamare il numero a pagamento e notificare il proprio stato di “passeggero a mobilità ridotta” e le proprie necessità il giorno stesso della prenotazione via internet!
Così, quando il 15 luglio G. è andato all’aeroporto di Francoforte-Hahn e si è presentato al check-in, non l’hanno fatto salire sull’aereo.
Era andato all’aeroporto due ore prima della partenza del volo, l’aereo era mezzo vuoto, non c’erano altri disabili prenotati, non c’era alcun problema per l’assistenza in aeroporto per l’imbarco. Ma G. non è partito.
Il responsabile Ryan Air nell’aeroporto non ha potuto prendersi la responsabilità di farlo salire a bordo, malgrado esistessero tutte le condizioni per farlo, perché la sede centrale di Dublino glielo aveva espressamente proibito, in una lunga e combattuta telefonata.
G. ha dovuto pernottare a sue spese a Francoforte con il suo assistente e l’indomani comprare un altro biglietto e prendere un altro volo.

I precedenti e le altre compagnie. La stessa Ryanair è già in causa con una persona disabile in Inghilterra che, all’aeroporto di Stansted si è vista chiedere 36 sterline (circa 45 euro) per l’assistenza con sedia a ruote, che necessitava per i lunghi percorsi di trasferimento pur non viaggiando in carrozzina.
Il problema, per la compagnia, è che l’aeroporto di Stansted ed altri sei in Europa non forniscono gratis il servizio di assistenza, ma fanno pagare all’aerolinea dagli 8 ai 42 euro, che però in genere non vengono scaricati sul passeggero.
L’italiana AirOne ha suscitato clamore l’anno scorso perché non ha fatto salire a bordo una bambina in carrozzina sul volo Cagliari-Roma (oltretutto viaggiava per cause di salute), adducendo motivi di organizzazione vista l’ora mattiniera.
La stessa discriminazione – non vengono accettate “assistenze speciali” od animali a bordo – viene fatta su alcuni voli dalla Volareweb.
La politica della chiamata a pagamento obbligatoria per i passeggeri a mobilità ridotta viene praticata da tutte le compagnie low cost, per quanto abbiamo potuto scoprire.

La normativa. Per quanto riguarda l’Italia i servizi per i passeggeri disabili negli aeroporti e sugli aerei sono regolati dalla Circolare del Ministero dei Trasporti n. 337373/1994, che non tratta però in particolare di diritto all’imbarco e di discriminazione. Più generale è la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27-1-94 sull’erogazione dei servizi pubblici, che sancisce però il “divieto di ogni ingiustificata discriminazione”.
Ed è proprio sulla “giustificazione” della discriminazione – nel nostro caso riguardo al trattamento per la prenotazione e al diritto all’imbarco – che spesso le compagnie aeree hanno carta bianca: basta dire che si lascia a terra il disabile per motivi di sicurezza o di organizzazione. Questo problema è valido per tutta la normativa, non solo italiana.
Infatti, visto che il fatto dal quale è partita quest’inchiesta è avvenuto in Germania, e non sappiamo nulla sulla legislazione tedesca in merito, e che le normative europee hanno spesso valore superiore a quelle nazionali, dobbiamo vedere anche cosa dice la legislazione Ue.
La norma più recente – che però entrerà in vigore nel febbraio 2005 – è il Regolamento n. 261 dell’11 febbraio 2004 emanato dal Parlamento e dal Consiglio Europei, che “istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato” e che abroga il regolamento n. 295/91. L’art. 11 obbliga le compagnie a dare la precedenza alle “persone con mobilità ridotta e ai loro eventuali accompagnatori”, ad un rimborso in caso di negato imbarco, e a dare loro “al più presto l’assistenza” necessaria, cioè cibo e alloggio eventuale. Il “negato imbarco” viene comunque ammesso per “ragionevoli” motivi di sicurezza, ma è comunque fortemente dissuaso nei casi di overbooking. Molto più severo sembrava il disegno del Regolamento, adottato dalla Commissione Europea nel gennaio 2002, redatto con la consulenza anche di associazioni di disabili. L’art. 6 “protegge le persone disabili e gli altri passeggeri con bisogni speciali contro i negati imbarchi: Un vettore aereo o un tour operator non possono negare l’imbarco ad un passeggero disabile e al suo accompagnatore”.
Sui diritti dei passeggeri la tendenza generale degli organismi europei è di favorire impegni volontari delle varie parti più che di disporre degli obblighi di legge, sulla base delle “libertà di mercato”. Le associazioni di categoria, ed in particolare l’European Disability Forum, spingono invece affinché i passeggeri disabili siano tutelati per legge contro gli abusi e le discriminazioni delle compagnie aeree e delle aziende aeroportuali, e trovano nella Commissione un interlocutore in accordo.
Nel nostro caso ci interessa l’”Impegno Volontario di Aeroporti e Compagnie Aeree sui diritti dei  Passeggeri” del 2001, che ovviamente garantisce la non discriminazione ed i diritti fondamentali dei disabili, ma lascia molte questioni aperte – p.e. sulle responsabilità divise tra aeroporti e compagnie per l’assistenza e sui suoi costi – e punti importanti che, secondo l’Edf, devono essere oggetto di leggi specifiche europee, proprio perché un impegno volontario non è sottoscritto da tutti i vettori. In particolare l’Edf segnala i casi di imbarco negato e di pagamento da parte del passeggero disabile dell’assistenza.
Inoltre, rimane comunque il diritto per il vettore di negare “il trasporto per valide ragioni di sicurezza od operative”, ed è quindi importante che venga definito cosa si intende per “valide ragioni”.
Speriamo che non troppe persone disabili restino a terra o debbano pagare per farsi aiutare a salire a bordo di un aereo prima che questa normativa veda la luce.