Dal 1° al 4 settembre un gruppetto di persone con disabilità – quasi tutte in carrozzina – provenienti da varie regioni italiane, sono partiti dall’aeroporto di Roma Fiumicino per una breve vacanza, con destinazione Barcellona.
La gita, ideata dall’associazione Strabordo (ormai una veterana in queste iniziative), con l’organizzazione di un’agenzia di viaggi delle Marche, si è svolta in maniera soddisfacente, dando a tutti i partecipanti la possibilità di visitare una città viva e piena di fascino. L’abbiamo visitata con un autobus attrezzato con pedana, siamo entrati nelle case di Gaudí (La Pedrera, casa Batlló), abbiamo ammirato la Sagrada Familia e il Park Guell e tutte le varie attrattive turistiche.

Le vere difficoltà, però, sono cominciate al momento della partenza dall’aeroporto di Barcellona, prevista con il volo AZ 79 del 4 settembre alle 18.45, con arrivo a Roma alle 20,30.
Ebbene, l’assistenza alle persone con disabilità è stata pessima. Abbiamo atteso infatti per lungo tempo per il disbrigo delle pratiche del check-in, nonostante i nostri accompagnatori avessero fatto presente ai funzionari dell’aeroporto che non potevamo stare in fila con tutti gli altri passeggeri e che normalmente ci veniva riservata una corsia preferenziale.
Nonostante poi fossimo in sei ad avere bisogno dell’assistenza, hanno inviato solo due accompagnatori. La società si chiama Solicitud de asistencia para PMR [PMR sta per ‘personas con movilidad reducida’, ovvero ‘persone con ridotta mobilità’, N.d.R.], ma di assistenza ne ho vista ben poca. Infatti, dopo avermi fatto firmare un modulo attestante l’avvenuto servizio, mi hanno fatto capire che a spingere la carrozzina doveva essere mio figlio.
Al momento dei controlli, poi, siamo stati fatti accomodare in una saletta e dopo la perquisizione manuale hanno preteso di farci scendere dalle carrozzine per analizzare anche il mezzo di trasporto (neanche a New York ho visto tanta meticolosità ed esagerazione). Tutti i bagagli a mano, anziché essere posti su un nastro trasportatore per il controllo, sono stati sollevati a mano dai parenti accompagnatori. A sobbarcarsi il disagio del bagaglio a mano, era stata del resto la mamma di una bambina disabile, che all’andata aveva avuto la disavventura di non ricevere una parte del proprio bagaglio (riconsegnato solo l’ultimo giorno).
Forse dunque dovremmo rivedere le nostre considerazioni sull’efficienza dei servizi per disabili nella tanto osannata Spagna.

E tuttavia il peggio è avvenuto certamente in Italia, all’aeroporto di Roma Fiumicino, soprattutto per alcuni passeggeri che avevano le coincidenze con Bari, Venezia e Ancona.
Dopo l’atterraggio, gli accompagnatori sono stati fatti scendere e prendere il bus. Sull’aereo sono rimaste le due ‘assistenze più gravi’ – ovvero i disabili con un’assistenza più impegnativa – e tre accompagnatori che avevano perso il bus, mandato via in fretta dal personale dell’aereo. Dal canto suo, l’agenzia di viaggio aveva richiesto sei assistenze ben diversificate, delle quali due mi sembra fossero riservate a persone che non possono sollevarsi e quattro a chi può fare qualche passo accompagnato. In realtà di assistenze ne sono arrivate due in tutto, con una carrozzina malfunzionante.
Considerato che i tempi erano stretti e che alcuni passeggeri rischiavano di perdere le coincidenze, hanno dato a loro la precedenza e non hanno fatto arrivare altro personale che assistesse gli altri passeggeri disabili, rimasti quindi parcheggiati sull’aereo. Altri componenti del viaggio hanno anche fatto notare che – vista la carenza di assistenza per ogni disabile – sarebbe stato opportuno far rimanere gli accompagnatori di ognuno, evitando di aggiungere ulteriori disagi alla già precaria situazione, in considerazione delle gravi patologie dei passeggeri.
In ogni caso, quando è arrivato il sollevatore presso la porta posteriore dell’aereo, una persona ha potuto sedersi sull’unica carrozzina di servizio, mentre altri, che potevano muoversi per brevi tratti, hanno raggiunto il mezzo con le loro gambe e sono stati fatti sedere su sgabelli di fortuna, in quanto l’assistenza – come già detto – era fornita appunto di un’unica carrozzina.
A quel punto  tutti i disabili sono stati fatti scendere per prendere posto sul furgone (in pessime condizioni) a cielo aperto, sotto un diluvio di acqua e con basse temperature. Nel furgone sono saliti per altro solo quelli con le coincidenze per Bari e Venezia e al loro arrivo in questi ultimi aeroporti, le loro carrozzine non erano arrivate, cosicché hanno potuto riaverle solo nei giorni successivi, usufruendo di ausili di fortuna.
Per quelli, poi, il cui viaggio si concludeva a Roma non è andata meglio. Infatti, solo una passeggera con disabilità ha potuto sedersi sull’unica carrozzina circolante, mentre un altro è rimasto per lungo tempo sull’aereo.
In conclusione, l’aereo era atterrato a Roma alle 20,45 e i passeggeri, dopo varie peripezie, hanno potuto lasciare l’aeroporto intorno alle 23.
Va detto che mentre in altri viaggi le carrozzine – che sono imbarcate sullo stesso aereo dei passeggeri – vengono consegnate agli stessi al momento del loro arrivo, quando scendono dall’aereo, in questo caso sono state trattate come fossero bagagli, con il grave disagio che ne è derivato.
Non si è riusciti a capire di chi fosse la responsabilità del disservizio – come spesso accade in Italia – se dell’Alitalia o della società Aeroporti di Roma che gestisce il servizio di assistenza. Quel che è certo è che questo gruppo di cittadini ricorderà la gita a Barcellona non solo per le bellezze viste, ma soprattutto per i disagi e le umiliazioni cui sono stati sottoposti.

Fonte: Superando.it (Francesca Bellafemmina, Vicepresidente della Consulta Regionale dell’Handicap del Lazio), 15-9-11