a cura di: Enzo Berardifilobus a Roma

Ho letto con estremo interesse e condivisione totale l’articolo di M. Chiara Mastrantonio, dell’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Roma, sul numero di agosto di Il Notiziario AP (Associazione Paraplegici di Roma e del Lazio) riguardo l’annoso problema delle barriere architettoniche, così come ho letto, sullo stesso tema, le interviste su alcuni quotidiani Dell’Assessore D’Alessandro, anche queste in linea con il principio del diritto all’accessibilità e con la ricerca di una migliore qualità della vita per tutta la cittadinanza.

Sono evidenti a tutti le difficoltà che una città come Roma deve affrontare per dirimere la questione delle barriere. La sua storia millenaria per quel che riguarda il centro storico, la crescita disordinata degli anni 50 e 70 di una prima cinta periferica per lo più abusiva, l’edificazione poco accorta delle estreme periferie dagli anni ’80 ai giorni nostri fanno sì che il problema sia di difficile e costosa soluzione.

Purtroppo è vero che ancora oggi spesso si costruisce e si interviene sul suolo pubblico senza prendere in considerazione le necessità non solo dei disabili ma di una grossa fetta della popolazione: dai genitori con passeggini ai nonni con o senza passeggini.

Nel caso che voglio raccontare però a subire i disagi sono tutti i pedoni senza distinzione di età, di figliolanza o di prestanza. Il Comune ha deciso, soprattutto per combattere l’inquinamento, di trasformare la linea 90, che va dalla Stazione Termini a Largo Labia (Fidene), in filobus.

Si tratta di un progetto pilota che in breve tempo dovrà portare alla realizzazione di altre linee filobus nella città. Fidene si trova nel IV Municipio, il più popoloso della città, al quale il piano regolatore approvato quest’anno regalerà altri milioni di metri cubi di cemento con scarse garanzie per ciò che riguarda i servizi. Parliamo inoltre di un Municipio in cui le barriere architettoniche certo non mancano.

È avvilente constatare che, senza via di scampo, quello delle barriere è un problema innanzitutto culturale, come giustamente sostiene la Delegata del Sindaco al Handicap Ileana Argentin, perché quando si costruisce un marciapiede che ha lo scivolo solo da una parte, quando si impiantano gli alberi o i pali della luce nel bel mezzo del marciapiede, quando gli automobilisti senza il minimo scrupolo parcheggiano sugli scivoli, vuol dire che il problema è culturale, cioè di coscienza sociale, e nasce dalla scarsa capacità di prendere realmente in considerazione “l’altro”. Incapacità figlia della follia che pretende di poter delineare i confini della normalità.

Per tornare al nostro filobus da qualche mese lungo i marciapiedi di via Titina de Filippo, via Rosetta Pampanini, certi tratti di via Monte Cervialto, lungo cioè un buona parte del percorso del 90, nel bel mezzo dei marciapiedi sono stati inalberati pali di una trentina di centimetri di diametro per sostenere la linea elettrica che dovrà alimentare il filobus, rendendo, come accennato, all’incirca impossibile la circolazione dei pedoni, tutti i pedoni siano a piedi o a ruote. Il problema è stato più volte segnalato al Municipio, al Comune e ai preposti uffici tecnici sia da semplici cittadini che da cooperative e associazioni che lavorano sul territorio, ma al momento c’è stata solo una risposta: il proseguimento dei lavori come niente fosse.

Ora è certo che la complessità della città rende difficile e dispendioso l’intervento su barriere architettoniche già esistenti ma una domanda sorge spontanea, come direbbe un famoso giornalista: non sarebbe intanto il caso almeno di evitare di crearne delle nuove?
Spero ci sia qualcuno disposto a rispondere altrettanto spontaneamente.