Ostiglia (Mn). Quindici anni fa in Romania non le avevano dato speranze. Il viaggio in Italia, le cure, la famiglia che si trasferisce. E ora una vita normale in tutto per tutto quella di Maria Codrina, 15 anni, le serate in compagnia delle amiche, i giri all’aria aperta, i pomeriggi in piscina. Nel corso degli anni anche quella malattia, la spina bifida, diagnosticata dalla nascita e che la costringe su una sedia a rotelle, è entrata nella normalità. “Mia figlia è serena – spiega Cristina, la madre – ed è sempre più difficile portarla alle visite di controllo e parlarle delle operazioni che potrebbe dover fare in futuro. Oramai ha raggiunto un proprio equilibrio”.

Un equilibrio però che si è dovuto scontrare con la realtà, a partire dalla scelta delle scuole superiori da frequentare, una volta finita la terza media. La scelta è caduta sull’Istituto Greggiati di Ostiglia, dove Maria Codrina frequenta oggi la prima, all’indirizzo commerciale. “Con la carrozzina elettrica avrebbe potuto raggiungere la stazione di San Felice – continua la madre – e col treno Ostiglia. Dalle Ferrovie ci avevano garantito che il treno attrezzato c’era, uno di quelli con le pedane basse, che ci puoi salire sopra da solo, anche se sei su una carrozzina”.

Il treno predisposto c’era, ma ad orari poco conciliabili con la scuola: la mattina alle 6,45, il ritorno dalla cittadina mantovana alle 15. “Ci siamo rivolti al Comune perché intervenisse sulle ferrovie – continua la madre – e ci avevano detto che una carrozza attrezzata sarebbe arrivata entro gennaio, ma ad oggi non si è ancora vista”. Nel frattempo però la ragazza deve andare a scuola: è così iniziato un pellegrinaggio quotidiano, in macchina. San Felice-Ostiglia, andata e ritorno, due volte al giorno. Quasi 150 chilometri percorsi quotidianamente. “Ogni giorno sono 4 ore di viaggio, e ogni settimana va via un pieno di gasolio: 600 euro tutti i mesi”.

Una situazione questa che è giunta all’estremo: da lunedì la ragazza non va più a scuola, con tanto di lettera dell’Istituto che prende atto che, per motivi economici, Maria Codrina non potrà frequentare per un po’ le lezioni. In famiglia un unico stipendio, quello del padre, Virgilio Reileanu, muratore, che due anni fa ha dovuto chiudere la sua ditta a causa della crisi. Da gennaio hanno poi smesso di arrivare, sembra per una pura questione tecnica, quei 300 euro mensili di assegno di cura che il Comune metteva a disposizione.

Fonte: Disablog.it – gazzettadimantova.gelocal.it, 25-3-12