A Trieste sono i più attrezzati. Lo stesso si può dire per Firenze, Milano, Perugia e Roma, le città che hanno investito di più per rendere i trasporti pubblici accessibili alle persone con disabilità. Male, invece, Torino, Napoli e Monza. Malissimo per Cagliari, Genova, Pordenone e Forlì.
Sono solo alcuni dati che emergono da una ricerca – nata dalla collaborazione di Asstra (l’Associazione delle società ed enti del trasporto pubblico locale) e l’istituto Hermes – sul trasporto pubblico di persone d con disabilità, presentata alla Fiera di Verona nella giornata inaugurale di Bus&Bus Business, il salone del trasporto in autobus, il 21 novembre scorso.

autobus a RomaLa ricerca fotografa un’Italia più sensibile al problema, ma ancora spesso amministrata da Enti locali disorganizzati e soprattutto con difficoltà economiche tali da non permettere un necessario svecchiamento del parco autobus che, sul territorio nazionale, ha per il 24% una media di 15 anni di vita.
Ciò nonostante – si evince dalla ricerca – soprattutto le aziende delle aree metropolitane stanno avviando un progressivo ammodernamento e in questo processo il primato se lo contendono Trieste e Milano che hanno la totalità dei mezzi muniti di pianale ribassato e circa il 90% di autobus con l’area per l’alloggio della sedia a rotelle. Tra le città più virtuose spicca, quindi, Trieste con oltre l’87% di autobus con i dispositivi di accesso, ma anche tre grandi città come Roma, Milano e Firenze sono ben organizzate con valori superiori all’80%.

Maglia nera per Genova, Pordenone e Forlì, dove solo un autobus su cinque è dotato di dispositivi di accesso. Gravi problemi per Cagliari e ancora per Pordenone dove sono rari i mezzi con lo spazio riservato alla sedia a rotelle (rispettivamente al 9 e 20%). In generale, Brindisi ha poco più della metà dell’intera flotta accessibile ai diversamente abili (56%); ancora peggio fanno Napoli e Monza, che raggiungono circa il 45% di mezzi senza barriere.
Ci permettiamo di aggiungere un quesito: quanti di questi autobus accessibili lo sono veramente? L’esperienza di Roma dimostra che gran parte dei mezzi ha le rampe per le carrozzine fuori servizio, per scarsa manutenzione o incompetenza degli autisti.

Le persone con disabilità in Italia sono circa 7 milioni (pari al 13 % della popolazione) e dall’indagine emerge che questa parte di popolazione utilizza il mezzo pubblico in una percentuale minore di quella non disabile (20 contro 24 %) e che la forbice aumenta soprattutto per i servizi ferroviari ed extraurbani. Tale differenza sembra essere dettata più da una difficoltà nello svolgere spostamenti di medio-lungo raggio con mezzi spesso difficilmente accessibili che da una reale volontà degli intervistati.
L’indagine dell’Asstra indica, inoltre, che tra la popolazione disabile sono i giovani tra i 14 e i 27 anni i maggiori fruitori del trasporto pubblico, una percentuale che diviene sempre più bassa crescendo l’età.
Inoltre dalla ricerca emerge che il nostro Paese, rispetto agli altri Stati dell’Unione Europea, ha la percentuale più bassa di infrastrutture idonee al trasporto delle persone con disabilità. Questo nonostante l’Italia sia sostanzialmente nella media per percentuale di autobus con pianale ribassato in rapporto a quei Paesi ai quali, per reddito pro capite e numero di abitanti, dovremmo essere assimilati (Germania, Regno Unito, Spagna e Francia).

Prove tecniche d’aggiornamento

Fonte: Veronafiere