del Centro per l’Autonomia Umbro – FISH Umbria

Nei giorni scorsi, i Vigili Urbani di Terni hanno effettuato 30 controlli sull’utilizzo dei contrassegni auto, riservati alle persone con disabilità all’interno della Zona a Traffico Limitato (ZTL) e nelle isole pedonali.
Ebbene, il bilancio dell’operazione è stato di 10 violazioni e 6 permessi ritirati. Quattro contrassegni, infatti, erano stati esposti nelle auto di persone non aventi diritto e due automobilisti, invece, continuavano a circolare benché il titolare fosse deceduto. Di recente, poi, il Tribunale di Terni ha condannato a quattro mesi (pena, per altro, successivamente sospesa) un’automobilista ternana che tre anni fa era stata fermata dai Vigili Urbani all’interno della ZTL con un permesso abilmente contraffatto.

Questa ondata di controlli mirati non può che ottenere il plauso di chi, come la Fish Umbria (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), si batte quotidianamente per la tutela dei diritti delle persone con disabilità. Infatti, chiunque abusa impropriamente di un cosiddetto facilitatore – in questo caso, ad esempio, il contrassegno invalidi per chi ha una mobilità ridotta – mina la ragione stessa di quel facilitatore, facendolo apparire addirittura come un ‘privilegio’.
Circolare dunque con un contrassegno senza averne i diritti (o addirittura falsificandolo) non solo è un reato, ma produce conseguenze negative anche verso chi, al contrario, da quel contrassegno ottiene un’importante ‘facilitazione’ alla partecipazione alla vita comunitaria. In questo caso, quindi, il Cittadino che utilizza indebitamente per sé un facilitatore crea una ‘barriera’ per tutti coloro che ne hanno veramente diritto/bisogno.

E tuttavia, un ragionamento in tal senso – per non limitarsi alla solita caccia alle streghe che sappiamo avere risvolti massmediatici di grande impatto, ma che ha ben poca finalità civica – non può non portarsi a un livello più alto di discussione ed estendersi a tutti i facilitatori. Non solo, cioè, a quelli che vengono erogati dalla cittadinanza (permessi, contrassegni, prestazioni economiche, servizi ecc.), ma anche a quelli che vengono ‘prodotti’ dalle stesse Istituzioni.
Per semplificare, facciamo l’esempio della viabilità urbana: un’opera urbanistica accessibile è un facilitatore, mentre una non accessibile è una barriera. Il senso dell’esempio è che la barriera posta da colui che adopera un permesso in modo improprio non è dissimile da quella posta dalle Istituzioni che costruiscono ex novo un’opera urbanistica non accessibile (si potrebbero fare tanti altri esempi: dalla mancata eliminazione di un gradino in un locale aperto al pubblico alla mancata accessibilità degli autobus di linea; dall’installazione – novità di questi giorni – di pulsanti per i semafori negli attraversamenti pedonali non facilmente raggiungibili e così via).
Il danno, infatti, prodotto al Cittadino con disabilità da un’opera urbanistica costruita male, in termini di riduzione delle possibilità inclusive nella comunità, è analogo a quello attuato da un concittadino che abusa di un diritto all’accesso in Zone a Traffico Limitato o nei parcheggi riservati.

Ben vengano, quindi, i controlli e le sanzioni verso i furbetti, ma si intensifichino con la stessa forza anche le misure a tutela di chi è portatore di un diritto (all’accessibilità, alla mobilità ecc.) che non viene fatto valere da parte di chi – parimenti ai furbetti di cui sopra – continua a realizzare barriere, anziché facilitatori. E poi, in conclusione, chi paga per quest’ultime?

Fonte: Superando.it, 17-10-11