Cercano con accortezza di schivare le lastre divelte del pavimento, perché in quegli avvallamenti potrebbero rimanere incastrate le ruote della loro carrozzina. Perfino guadagnare l’ingresso dell’ascensore è un’impresa per i due disabili che da piazza dei Cinquecento cercano di raggiungere la banchina della metro B per tornare a Laurentina, dove abitano.
“Ma la verità – dicono Franco Di Gennaro e Fausto De Vecchi, entrambi sulla sedia a rotelle – è che la stazione Termini è vietata ai portatori di handicap. Non solo è tutta sconnessa la pavimentazione davanti al cancello dell’ascensore, ma addirittura per noi è impossibile passare dalla linea B alla A o dal piazzale dei treni Fs alla linea A, perché manca un ascensore che ce lo permetta. Il famoso nodo di Termini per noi non esiste”.

Così Franco e Fausto che si muovono sempre insieme e per questo al quartiere Laurentino sono soprannominati ‘Starsky e Hutch’, ogni volta che devono andare verso Cinecittà sono costretti a prendere la metro B alla stazione Laurentina, spingersi fino alla stazione di Ponte Mammolo e qui a salire su un bus che dopo 13 chilometri li porta finalmente a Cinecittà. “Tutto perché non possiamo cambiare a Termini – spiega Di Gennaro – Un tempo c’era una pedana, ma adesso è scomparsa pure quella. Una volta – continua – io e Fausto dovevamo raggiungere la Romanina per cambiare le gomme alle ruote delle nostre carrozzelle. Era luglio: ci abbiamo messo otto ore, dalle 8 della mattina alle 16″.

Ma loro non si arrendono. Anche se ogni giorno devono fronteggiare una città a ostacoli. Come, per esempio, al capolinea degli autobus di piazzale dell’Agricoltura, all’Eur, dove i marciapiedi accanto alle fermate non hanno scivoli. “Sette marciapiedi alti 28 centimetri ognuno – racconta ancora Franco – Una tortura. Per prendere l’autobus dobbiamo raggiungere il marciapiedi, ma per salire sul marciapiedi devono sollevarci in due persone, una da una parte e una dall’altra, visto che mancano gli scivoli. E questa non è un’eccezione. È la realtà con cui ogni giorno ci dobbiamo confrontare”.

Fonte: Disablog.it – roma.repubblica.it, 23-3-12