autobus snodatoL’associazione Luca Coscioni ha fatto causa al Comune di Roma per discriminazione di una persona con disabilità. Il cittadino in questione è Gustavo Fraticelli, consigliere dell’associazione, e il motivo della citazione in giudizio è l’inaccessibilità dei mezzi pubblici non per via della mancanza delle pedane mobili sugli autobus ma per la mancanza di scivoli sui marciapiedi delle fermate.
Di conseguenza, i Radicali italiani vogliono chiedere al sindaco Gianni Alemanno “di ritirare l’incarico all’attuale delegato comunale alle politiche per la disabilità, Antonio Guidi, per truffa ai cittadini” e invitano “tutte le persone disabili a contattare l’associazione Coscioni per domandare al comune un risarcimento danni di 50mila euro“, ha detto il segretario del partito Mario Staderini in conferenza stampa. “Non si può fare un piano per la mobilità delle persone disabili, come quello presentato dal Campidoglio a gennaio, che rende accessibili i mezzi pubblici ma non i marciapiedi”, ha commentato Staderini. “Soprattutto perché il monitoraggio delle fermate era stato consegnato a Guidi mesi prima”.
 
Secondo il dossier realizzato dall’associazione Luca Coscioni, sulle 460 fermate dei bus esistenti nel 1° municipio il 57% è inaccessibile, il restante 43% è accessibile ma con qualche difficoltà, un terzo dei mezzi pubblici non è ancora stato attrezzato e la possibilità statistica di uso degli autobus da parte delle persone disabili è dell’1,3%: 36 passeggeri disabili sugli oltre 120mila giornalieri. “Ecco perché a Roma le persone in carrozzina non utilizzano i mezzi pubblici”, ha commentato Gustavo Fraticelli. E dire che, “solo nel centro storico, tra turisti e residenti i potenziali utenti con problemi motori potrebbero arrivare a quota 20mila al giorno”, si legge nel rapporto.
A questo monitoraggio – motivo per cui a settembre l’associazione Luca Coscioni lanciò la campagna “No escort – Disabili sui bus senza accompagnatori” prendendo di mira la mancata accessibilità di due fermate simbolo della capitale come quella sotto il Campidoglio e davanti a palazzo Grazioli (vedi il nostro articolo del 30-9-09, NdR) – “il Comune ha risposto facendo uno scivolo in quella dell’Ara Coeli – per cui esiste anche un esposto alla Corte dei conti per danno erariale in quanto il marciapiede era appena stato rifatto – e sopprimendo quella all’inizio di via del Plebiscito”, ha detto Rocco Berardo, consigliere radicale alla Regione Lazio e membro dell’associazione Coscioni.
 
“Dopo l’entrata in vigore della legge 67/2006 per la tutela giudiziaria delle persone disabili vittime di discriminazioni, anche le barriere architettoniche sono diventate un valido motivo per far causa sia ai privati sia alla pubblica amministrazione”, ha spiegato Alessandro Geradi, l’avvocato di Fraticelli e dell’associazione Luca Coscioni, ricordando anche l’art. 3 della Costituzione là dove dice che “è compito della Repubblica italiana rimuovere gli ostacoli che impediscono di fatto di godere dei diritti fondamentali dell’uomo”. Ma secondo Vittorio Ceradini, docente di recupero dell’edilizia storica all’università di Reggio Calabria, i due milioni di euro stanziati dal comune di Roma per eliminare le barriere architettoniche stradali e costruire scivoli in undici punti della città “non sono la soluzione migliore: basterebbero 1.200 giornate di lavoro da spalmare in tre anni per piccoli interventi di manutenzione ordinaria, piuttosto che grandi appalti e spese extra di manutenzione straordinaria, e la città sarebbe accessibile”.

Fonte: Redattore Sociale, 29-4-10