autobus di linea in un paese innevatoFonte: Regione Lazio, 11-12-07

La mobilità è un aspetto importante e strategico per la regione Lazio. Quali sono le esigenze principali che intende affrontare?
In primo luogo, puntiamo a garantire il diritto alla mobilità di tutti i cittadini. Un diritto che non deve prescindere dal rispetto della dignità delle persone e dal rispetto dell’ambiente. Le direttive dell’Unione europea in materia di emissioni di anidride carbonica non possono, in questo caso, lasciarci indifferenti. Per fare tutto questo, intendiamo programmare il lavoro sulla base dei bisogni reali dei cittadini, instaurando un rapporto diretto con gli enti locali, le scuole e l’intero tessuto sociale. Una programmazione che deve partire da studi approfonditi e strategici, per portare a una mobilità veloce, capace di restituire tempo e dignità alle persone, alle famiglie e alle proprie abitudini ed esigenze personali. Una mobilità moderna che, in secondo luogo, deve essere in grado anche di offrire opportunità di sviluppo al territorio, legando comuni e province ai grandi sistemi nazionali e internazionali, sviluppando le loro potenzialità e incrementando le loro capacità.
Un cambiamento che è già avvenuto anche grazie alla definizione di un Piano aeroportuale che, in tempi brevi, porti alla trasformazione dell’aeroporto di Ciampino in scalo ad esclusiva disposizione dei voli di Stato, renda operativa la Conferenza dei servizi per la realizzazione del nuovo scalo di Viterbo, avvii il processo di individuazione del terzo scalo, a valenza regionale, nella parte sud della regione e confermi il ruolo di hub intercontinentale dell’aeroporto Leonardo da Vinci. E con il piano aeroportuale anche un piano sicurezza, un piano merci legato allo sviluppo di porti e interporti e un piano per la infomobilità.

Quali sono i progetti a medio e lungo termine per una migliore fruibilità da parte degli utenti-cittadini?
La cura del ferro è la strategia che l’assessorato alla Mobilità ha scelto, puntando sullo sviluppo di una mobilità sostenibile integrata, estesa all’intero territorio della regione, con un occhio di riguardo particolare per il pendolarismo lavorativo e scolastico. In questa direzione, occorre definire un sistema in grado di soddisfare la domanda di trasporto e di garantire livelli di servizio e di confort tali da incentivare il trasferimento di quote crescenti di mobilità dal mezzo privato al mezzo pubblico e dal mezzo individuale al mezzo collettivo. Un vero e proprio cambio di mentalità, che passa anche attraverso la modernizzazione e il potenziamento del network ferroviario regionale, l’ampliamento dei relativi parcheggi, l’attivazione e il potenziamento di nodi di scambio, dislocati in luoghi strategici, in grado di favorire il più possibile l’integrazione tra il trasporto su ferro e quello su gomma. Dove il trasporto su ferro non sarà in grado di arrivare occorreranno, invece, corridoi che consentano il trasporto collettivo su gomma senza creare domanda di nuova mobilità o sollecitare l’uso del mezzo privato.

Concretamente quali sono le linee su cui si interverrà?
Modernizzare il network ferroviario resta comunque il nodo centrale. Una modernizzazione che passa attraverso alcuni interventi già individuati: il potenziamento della linea ferroviaria FR 1, il raddoppio della linea FR 2 nella tratta Lunghezza Guidonia, il raddoppio della Linea FR 3 in primo luogo della tratta Cesano-Bracciano e poi del resto del tracciato, interventi questi resi ancora più urgente dopo la localizzazione a Viterbo, da parte del governo, di uno scalo, a valenza nazionale, per i voli low cost. E ancora: la sistemazione della FR 4, il potenziamento e la velocizzazione della linea FR 8 tra Campoleone e Nettuno e la chiusura dell’anello ferroviario di cintura nord. Dovranno inoltre essere acquistati nuovi treni, di proprietà della Regione, per migliorare la qualità del servizio sulle reti RFI e si dovranno proseguire gli interventi di modernizzazione sulle linee regionali ex concesse Roma-Lido, Roma-Viterbo e Roma-Pantano attraverso il rinnovo del materiale rotabile, il potenziamento tecnologico e l’eliminazione dei passaggi a livello ove ne esistano ancora.
Altro obiettivo dell’assessorato è quello di incrementare la quota delle merci trasportate su ferro e via mare, in modo da ridurre al minimo, e per tratti che siano i più brevi possibili, la presenza di merci sulle strade della regione. Bisogna per questo modernizzare e potenziare il sistema dei poli logistici e sviluppare il sistema ferroviario, dei porti e degli interporti arrivando così a razionalizzare la movimentazione delle merci e a incrementare le infrastrutture al servizio dei poli logistici. Sono previsti, allo scopo, interventi sui centri merci di Orte, sulla Piana Logistica di Civitavecchia, sugli interporti di Fiumicino e Frosinone e sul centro intermodale di Gaeta. La Commissione europea ha inoltre recentemente approvato il progetto dalla Direzione regionale trasporti per la realizzazione, in due anni, del programma relativo al ripristino della linea ferroviaria Civitavecchia-Orte. Un collegamento al nodo principale dell’asse n°1 delle reti Ten-T Berlino-Brennero-Palermo, strategico per lo sviluppo regionale, ma anche una finestra che si apre sull’Adriatico verso Falconara.

Servizio urbano ed extraurbano: in che modo intende gestire un territorio così vasto?
Modernizzare e potenziare le infrastrutture e i servizi già in essere resta la strategia principale. Tra le politiche dell’assessorato vi sono anche attività collaterali, ma altrettanto importanti, come favorire, attraverso interventi sulla mobilità, la riqualificazione dei centri urbani mediante la realizzazione di spazi, piazze e itinerari a traffico pedonale privilegiato. Riqualificazione urbana, dunque, e trasformazione delle stazioni in luoghi vivibili e di aggregazione. L’assessorato punta anche a favorire l’utilizzo di tecnologie innovative rispettose dell’ambiente e a facilitare la mobilità su trasporto pubblico dei soggetti diversamente abili.

C’è un modello di mobilità europeo o, comunque, internazionale, su cui conta di far riferimento?
Delle indicazioni che arrivano dalla Comunità europea occorre tenere conto se si vuole raggiungere un sistema funzionale, rispettoso della dignità delle persone, delle regole e dell’ambiente. Ma ciò che ci interessa di più al momento è la creazione di un vero e proprio modello italiano del trasporto. Un modello basato sulla cura del ferro, sulla sicurezza e sulla qualità del servizio offerto ai cittadini, ai pendolari e agli studenti, rispettoso allo stesso tempo della dignità delle persone e dell’ambiente. Un sistema basato inoltre sull’interazione tra i vari sistemi, che salvaguardi l’ambiente e favorisca uno spostamento veloce degli utenti e delle merci attraverso una rete organica costituita dalle ferrovie, dal sistema regionale dei porti e dalla struttura aeroportuale della regione.