autobusMi chiamo Gabriele Piovano, ho 24 anni e risiedo a Torino. Ho una disabilità motoria grave e mi sposto con una carrozzina elettronica. Lavoro, ho una vita sociale attiva ed indipendente. Faccio quindi anche il turista. Avendo 4 giorni di ferie ho avuto la “brillante idea” di venire a Roma, la culla della cristianità, la capitale d’Italia e la capitale del quinto o sesto paese industrializzato del mondo, quello che, comunque ha superato la Gran Bretagna in ricchezza nazionale.
Con Freccia Rossa di Trenitalia sono arrivato a Termini e, da li, ho utilizzato il servizio Trambus prenotato da tempo, per raggiungere, con tutti i bagagli, una struttura alberghiera sulla Camilluccia, contando di potermi spostare poi in Roma con i mezzi pubblici come faccio, abitualmente, a Torino.
Ieri pomeriggio pioveva. Finito lo sciopero sono rimasto 1 ora e mezza alla fermata Trionfale (Cervinia) ad attendere invano un qualunque autobus in grado di portarmi verso un qualunque posto di Roma. Mi andava bene tutto. Ma alla fine, sono rimasto, inzuppato d’acqua, alla Camilluccia a mangiare una pizza.
Con la preoccupazione di riuscire a muovermi anche domani perché, a detta degli autisti degli unici 2 autobus dotati di pedana (sui circa 20 transitati), costernati per il non funzionamento della stessa, “gli autobus di Roma sono tutti così”, ovvero inaccessibili o non fruibili. Ho scoperto quindi che il servizio non esiste. Ciò significa che è garantita solo sulla carta una mobilità per le persone con disabilità motorie che si vogliono muovere indipendenti da organizzazioni, strutture, intruppamenti, meeting, pellegrinaggi, ecc.
Non so come proseguirà questa vacanza a Roma ma mi sorgono alcuni interrogativi: esistono i disabili a Roma? Come si muovono fuori dagli ambiti scuola – lavoro – famiglia – centri ospedalieri? La mobilità di chi è in carrozzina è un evento straordinario da affrontare solo con gli strumenti dell’emergenza, Croce Rossa, Verde, Gialla, Bianca……? La libertà di muoversi non è uno dei diritti fondamentali dell’uomo garantito dalla Costituzione italiana ed europea e dalla Convenzione Onu?
E, tra l’altro, non è un diritto del Cittadino Italiano comporre il 112 (Carabinieri) o il 113 (Polizia) ed aspettarsi che qualcuno risponda? Già! Perché ieri sera, al colmo della disperazione, ho ripetutamente chiamato i due numeri del “Pubblico Soccorso” e non mi ha risposo nessuno! Capisco l’angoscia di donne stuprate, anziani derubati, persone incidentate, che, qui a Roma, si sentono in una giungla terzomondiale!
Sono presidente dell’Associazione Piemontese Spina Bifida A.Pi.S.B. e dell’Associazione Diritti Negati ADN e consigliere del Direttivo della Consulta per le Persone in Difficoltà CPD e sono reduce, tra l’altro, dai grandi eventi del 3 dicembre “Giornata Internazionale delle Persone Disabili”. Non rinuncio e non rinuncerò in futuro a visitare la capitale del mio Paese e m’impegnerò quindi, insieme alle organizzazioni che rappresento, per far conoscere in tutte le sedi le conseguenze, per i disabili, di questa situazione e per rendere Roma una capitale sufficientemente confrontabile almeno con le altre europee!
Attendo risposte.

Gabriele Piovano, 5-12-2009

           
fermata dell'autobusBus dell’Atac con la pedana rotta? Un giovane di circa 30 anni, su una carrozzina elettrica, si mette in mezzo alla strada e li blocca. Solo dopo 2 ore di discussioni tra passeggero e ispettori e 7 mezzi della linea 40 transitati, tutti con la pedana fuori uso, raccontano alcuni testimoni, il problema si risolve: su un pulmino attrezzato di Trambus il disabile è accompagnato direttamente a casa. Nel frattempo un ispettore dell’Atac impedisce ai giornalisti di parlare con il malcapitato.
È accaduto sabato pomeriggio in piazza Pia, tra Castel Sant’Angelo e piazza San Pietro. Sono appena passate le 16.30. Un gruppo di romani, intervenuti per aiutare il disabile, racconta: “Eravamo appena arrivati alla fermata in piazza Pia – spiega Massimo – e abbiamo visto il disabile che richiamava l’attenzione di un autista della linea 40 per poter salire”. Ma la pedana è rotta e il bus tira dritto.
Dopo circa 10-15 minuti passa un altro mezzo della stessa linea, ma la scena si ripete e la situazione peggiora: quando l’autista prova a estrarre la pedana, questa si blocca a 30 centimetri da terra. A quel punto il disabile non ne può più: “Adesso blocco tutto”. E si mette davanti al mezzo. “Come devo fare per tornare a casa a Lunghezza? – chiede a un autista il giovane, fisico asciutto, capelli corti, baffi e pizzetto castani – Perché non funzionano mai le pedane? È una vergogna!”. “Ha ragione – rincarano la dose Maria, Gianfranco e Simonetta, altri passeggeri corsi a dare manforte al disabile – È insopportabile che un servizio pubblico funzioni così male. Che le paghiamo a fare le tasse?”. Passano altri 5 mezzi, ma la pedana è sempre fuori uso.
Diversa la versione dell’Atac, secondo la quale sono solo 3 i bus della linea 40 transitati in piazza Pia con la pedana rotta: alle 16.50 la centrale operativa dell’azienda riceve la richiesta di intervento. La navetta, precisa l’Atac, parte dal capolinea in piazza Cornelia e arriva in piazza Pia alle 17.15 (“quasi un record” dicono dall’azienda). Ma il disabile punta i piedi. Non vuole il pulmino: “Ho la tessera: voglio salire sul bus come tutti gli altri – ripete con molta energia – Non voglio essere discriminato: voglio solo che vengano rispettati i miei diritti. Chiedo troppo?”. Un ispettore e un autista faticano per oltre un’ora a convincerlo. Solo alle 18.30 la navetta di Trambus lascia la fermata in piazza Pia.
“Mi fate parlare con il passeggero?”, chiede un cronista. “E perché? Non è successo niente – taglia corto un ispettore dell’Atac sbattendo il portellone – La pedana non funzionava. Abbiamo chiesto scusa e adesso il passeggero sarà portato a casa. Si è fatto tardi…”. Già: 2 ore di attesa, solo per salire su un bus, al gelo, possono bastare. Anche per un disabile.

Francesco Di Frischia, 24-1-2010