Per accelerare si usa un tasto sul volante, come in Formula Uno. Auto speciali, per far diventare normale lo spostarsi in città. Ieri ha aperto il primo salone d’auto adattate per disabili in città, in strada dei Mercati.
Fra i presenti all’inaugurazione, c’è chi, in carrozzina, è tornato a guidare un’auto superando il trauma di un incidente stradale. “Ho guidato sia prima sia dopo l’incidente. Accelerare con le mani è più comodo, perdi un po’ di divertimento, ma potrebbe essere esteso a tutte le macchine – dice Luca Fagioli, 29 anni – Dopo l’incidente mi sono costruito una famiglia, il trauma l’ho superato per forza: ho ricominciato a guidare per portare i figli a scuola. La macchina mi ha ridato autonomia”. Luca usa l’auto anche per andare al lavoro o a giocare a basket, nella Polisportiva gioco.

La nuova officina-concessionaria di veicoli adattati per disabili è la Olmedo special vehicles, che ha aperto ieri la nuova sede in strada dei Mercati 14.
Roberto Rinaldi è il responsabile commerciale: “L’azienda è nata nel 2004 a Reggio-Emilia, studiamo soluzioni anche per taxi e per il trasporto pubblico. Negli anni la ricerca ha fatto grandi progressi: la sicurezza la fa da padrona, e in più riusciamo a coniugare anche l’estetica”.
Ieri era presente anche Umberto Murazio, a capo di Fiat Autonomy, il programma della casa automobilistica per la mobilità dei disabili. “Abbiamo iniziato nel ’95, quando prendere la patente era difficile per un disabile – ricorda Murazio – Fiat è la più attiva nel settore. Siamo presenti in tutto il mondo, anche in Brasile, in Cina”.

La tecnologia ha fatto passi da gigante nel campo dei trasporti, anche se rimangono numerosi problemi. “Spesso troviamo gli spazi per disabili recintati da bici, motorini, e quindi inservibili, oppure occupati da auto guidate dai parenti dei disabili”, si lamenta Claudio Marini.
Altri invece criticano il trasporto pubblico: “Gli autobus non sono accessibili. Su 4 pedane solo una funziona – aggiunge Nicola Perrotta, dell’associazione Alba – in più è stato ridotto il servizio di Pollicino, non c’è più il venerdì e il sabato. È stato affidato ai volontari dell’assistenza pubblica. Fanno miracoli. Ma un conto era il pollicino, che è un normale bus, un altro è essere trasportati con l’ambulanza, sembra che devi sempre andare all’ospedale”.
“Parma può migliorare nell’accessibilità – dice Paolo Iannacone, volontario Seirs croce gialla – a cominciare dai marciapiedi, agli ascensori, alla stazione, soprattutto”.

Fonte: Disablog.it – www.gazzettadiparma.it (Enrico Gotti), 16-1-12