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rivas alla guida con i piediDa oggi in poi ‘guidare coi piedi’ non sarà più sinonimo di guida da principianti. Guidare con i piedi, per chi ha una disabilità agli arti superiori, si può e lo ha dimostrato David Rivas, madrileno di 33 anni che pochi giorni fa ha preso la patente guidando con il solo utilizzo dei piedi diventando così il primo cittadino ad aver preso la patente per guidare l’auto con i suoi arti inferiori. A raccontare questo traguardo è il quotidiano spagnolo El Pais, ma la storia ha fatto già il giro del mondo.
David è nato senza il braccio destro mentre il sinistro non si è sviluppato, per questo l’unica possibilità che aveva di guidare un’auto era legata all’utilizzo dei suoi piedi. Un sogno che si è trasformato in realtà quando ha saputo dell’esistenza, poco lontano da casa, di una scuola guida che gli avrebbe permesso di provarci. E David non si è lasciato sfuggire l’occasione: ha chiesto un mese di permesso all’azienda per cui lavora e si è buttato anima e corpo in questa avventura.
 
Sono servite quasi dieci ore al giorno di allenamento pressoché quotidiano per imparare a condurre l’auto con i soli piedi, ma alla fine David ce l’ha fatta. Alla prova pratica ha dimostrato di padroneggiare il veicolo anche in condizioni di traffico intenso. La prova di guida, infatti, è stata eseguita su un percorso complesso. David ha guidato per più di 50 minuti nel centro di Bilbao e anche sull’autostrada, ma soprattutto durante l’ora di punta dando prova di una destrezza che ha stupito gli stessi insegnanti, come ha affermato Jose Mari Andrea, professore e presidente della scuola guida, al quotidiano spagnolo.
 
All’auto guidata da David sono state applicate delle tecnologie particolari che consentono di guidare utilizzando una sorta di joystick e comandi per l’accelerazione e il freno, il tutto al posto dei soliti pedali. “Ha dimostrato una sicurezza totale – ha affermato Mari – Un esempio importante per gli altri disabili. Tutto ciò era impensabile cinque anni fa. L’esperienza di David è destinata a diventare una pietra miliare”. Ma come spesso accade, dietro un grande uomo c’è una grande donna e anche per David è stato così. A sorreggerlo in questa sua sfida c’è stata la sua ragazza, Bea, paraplegica, che lo ha sorretto in questa prova incoraggiandolo costantemente fino a raggiungere un primato europeo del tutto particolare.

Fonte: Redattore Sociale, 29-7-11

Ricordiamo ai lettori che in Italia guidare con i piedi non è una novità. Dopo un battaglia con la burocrazia lunga un anno, la ballerina Simona Atzori nel 2004 ottenne il permesso di guidare con il piede. Il suo fu il primo caso fuori dagli Stati Uniti e costituì un precedente importante in Italia: ora si può scegliere di guidare una qualsiasi vettura con cambio automatico, senza dover più ricorrere al ‘pedal-system’ imposto in precedenza dalle commissioni mediche.
E la scuola guida che permise alla Atzori di prendere la patente fu proprio la nostra, quella del Centro per l’Autonomia.

Cercano con accortezza di schivare le lastre divelte del pavimento, perché in quegli avvallamenti potrebbero rimanere incastrate le ruote della loro carrozzina. Perfino guadagnare l’ingresso dell’ascensore è un’impresa per i due disabili che da piazza dei Cinquecento cercano di raggiungere la banchina della metro B per tornare a Laurentina, dove abitano.
“Ma la verità – dicono Franco Di Gennaro e Fausto De Vecchi, entrambi sulla sedia a rotelle – è che la stazione Termini è vietata ai portatori di handicap. Non solo è tutta sconnessa la pavimentazione davanti al cancello dell’ascensore, ma addirittura per noi è impossibile passare dalla linea B alla A o dal piazzale dei treni Fs alla linea A, perché manca un ascensore che ce lo permetta. Il famoso nodo di Termini per noi non esiste”.

Così Franco e Fausto che si muovono sempre insieme e per questo al quartiere Laurentino sono soprannominati ‘Starsky e Hutch’, ogni volta che devono andare verso Cinecittà sono costretti a prendere la metro B alla stazione Laurentina, spingersi fino alla stazione di Ponte Mammolo e qui a salire su un bus che dopo 13 chilometri li porta finalmente a Cinecittà. “Tutto perché non possiamo cambiare a Termini – spiega Di Gennaro – Un tempo c’era una pedana, ma adesso è scomparsa pure quella. Una volta – continua – io e Fausto dovevamo raggiungere la Romanina per cambiare le gomme alle ruote delle nostre carrozzelle. Era luglio: ci abbiamo messo otto ore, dalle 8 della mattina alle 16″.

Ma loro non si arrendono. Anche se ogni giorno devono fronteggiare una città a ostacoli. Come, per esempio, al capolinea degli autobus di piazzale dell’Agricoltura, all’Eur, dove i marciapiedi accanto alle fermate non hanno scivoli. “Sette marciapiedi alti 28 centimetri ognuno – racconta ancora Franco – Una tortura. Per prendere l’autobus dobbiamo raggiungere il marciapiedi, ma per salire sul marciapiedi devono sollevarci in due persone, una da una parte e una dall’altra, visto che mancano gli scivoli. E questa non è un’eccezione. È la realtà con cui ogni giorno ci dobbiamo confrontare”.

Fonte: Disablog.it – roma.repubblica.it, 23-3-12

Nella ‘giungla’ dei permessi invalidi, a Roma mancano all’appello 10mila tagliandi dei 30mila revocati dal 2003 ad oggi ma mai restituiti dai cittadini. Diecimila permessi che potrebbero essere stati buttati, smarriti o, peggio ancora, riutilizzati da chi non ha alcun diritto.
Secondo quanto emerge dai dati comunicati dall’Agenzia Servizi della Mobilità di Roma all’Adnkronos, i permessi sono stati revocati nell’arco di nove anni grazie ai controlli semestrali effettuati dall’ente incaricato dal Comune a rilasciare le autorizzazioni a parcheggiare gratis e a transitare nelle zone a traffico limitato a quelle persone che hanno una disabilità temporanea o permanente.

Al momento complessivamente sono circa 60mila i permessi regolarmente rilasciati a Roma. Dall’Agenzia per la Mobilità, ogni sei mesi vengono effettuate verifiche per accertare che il nominativo della persona a cui è assegnato il tagliando sia ancora in vita. A quel punto, se ne viene accertato il decesso, quel permesso non è più considerato.
Tuttavia, i parenti della persona che godeva di quel privilegio, per distrazione o per furbizia, non sempre lo restituiscono. E questo lo dimostrano i numeri, visto che dal 2003 ad oggi manca all’appello il 30% dei permessi revocati.

La maggiore difficoltà è proprio relativa ai controlli: accertare la regolarità dei tagliandi esposti, talvolta fotocopiati o usati impropriamente da chi non ne avrebbe diritto, non sempre è possibile.
Proprio per questo l’Agenzia per la Mobilità sta correndo ai ripari: entro pochi mesi, assicura il presidente Massimo Tabacchiera, verranno rilasciati dei permessi dotati di un chip la cui validità potrà essere accertata dagli ausiliari del traffico Atac con dei palmari che saranno messi in dotazione dall’azienda.

“Sarà una vera rivoluzione – spiega Tabacchiera – Nell’arco di pochissimi mesi sostituiremo gli attuali permessi per gli invalidi con dei tagliandi che hanno all’interno dei chip. Grazie ai palmari che avranno in dotazione gli ausiliari del traffico di Atac potranno verificare se quell’utente ha diritto o meno ad utilizzare quel permesso.
“In questo modo sarà possibile da un lato agevolare le persone che hanno una disabilità e dall’altro evitare atteggiamenti scorretti da parte dei cittadini – prosegue – È una misura che è già stata discussa con le associazioni dei disabili, che hanno sostenuto la nostra scelta. Abbiamo già chiesto ad Atac di introdurre questa innovazione tecnologica, speriamo di chiudere la partita al più presto”.

Fonte: Disablog.it, 20-3-12

Tecnologia avanzata al servizio della civiltà e dei diritti delle persone con disabilità con la nuova gestione elettronica dei parcheggi riservati a Sestri Levante. Si parte da piazza Bo, dove i nuovi posteggi ‘intelligenti’ – realizzati nel progetto finanziato dalla Provincia con 36.000 euro d’intesa con Comune, Atp, Consulta regionale per i diritti della persona handicappata e Consulta comunale e provinciale per i problemi delle persone con handicap – sono stati inaugurati, dopo tre mesi di test positivi sul sistema, dall’assessora provinciale Milò Bertolotto con il segretario generale Bruno Cervetto e il direttore dei trasporti dell’ente Paolo Sinisi, gli assessori comunali Massimo Bixio e Valentina Ghio di Sestri Levante, il presidente di Atp Livio Ravera, l’amministratore Franco Oliveri e l’ingegner Giancarlo Penza della società Volocard Multiservice che ha realizzato il sistema di gestione elettronica.

Due posteggi riservati in piazza Bo sono stati dotati di un sensore radio interrato che rileva se il parcheggio è libero oppure occupato e la presenza o meno, sul veicolo posteggiato negli spazi riservati, di un apposito lettore elettronico associato al permesso di parcheggio. Il sensore, attraverso un accesso elettronico del parcometro più vicino, trasmette al centro di controllo la situazione degli spazi riservati ai veicoli delle persone disabili, verificabile via web in tempo reale, e consente anche di controllare costantemente l’uso corretto di questi parcheggi, sanzionando eventuali abusi.

“Abbiamo sostenuto con convinzione questo progetto innovativo per garantire il diritto alla mobilità delle persone portatrici di handicap – ha detto Milò Bertolotto – e l’obiettivo è di estendere la sperimentazione ad altri Comuni, chiedendo il sostegno dell’assessorato regionale ai trasporti, al quale presenteremo il modello realizzato a Sestri Levante e i suoi risultati”.

Fonte: Disablog.it – www.genova24.it, 27-3-12

palina di fermataIl Comune di Roma è stato condannato perché le fermate degli autobus non sono accessibili alle persone con disabilità motoria. Il Tribunale civile di Roma in primo grado ha condannato il Campidoglio per ‘condotta discriminatoria’ nei confronti di una persona su sedia a rotelle che aveva fatto causa due anni fa perché non riusciva a prendere i mezzi pubblici.
Tutto risale al 2009 quando Gustavo Fraticelli, persona con disabilità e co-presidente dell’associazione Luca Coscioni (che ha curato l’aspetto legale della questione), fece causa al Comune di Roma perché, secondo uno studio condotto dalla sua associazione (la campagna No escort – Disabili sul bus senza accompagnatori), è risultato che nel centro storico solo il 10 per cento di 460 fermate di bus erano ‘accessibili’. Dopo due anni è arrivata la sentenza del Tribunale che si basa sulla legge 67 del 2006 che prevede un’apposita azione a favore della persona con disabilità che ritiene di aver subito una discriminazione diretta o indiretta. E lo scorso novembre alcune persone su sedia a rotelle mobilitati dall’associazione verificarono che anche la sistemazione della nuova piazza San Silvestro non prevedeva scivoli e facilitazioni per i non deambulanti.

Il giudice ha condannato il sindaco di Roma a pagare un risarcimento di 5 mila euro, più rimborso delle spese legali (2.500 euro), a Gustavo Fraticelli e ha ordinato la pubblicazione della sentenza sulle pagine romane di un quotidiano (a spese del Comune) e la realizzazione, entro 12 mesi, di un piano per la messa a norma dei marciapiedi di via Cernaia, passeggiata di Ripetta, piazza Fiume, via Veneto e via dei Cerchi (le fermate degli autobus prese in oggetto dalla causa).

“Devo assolutamente ammettere che si tratta di una sentenza giusta“. Così il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha commentato la sentenza del Tribunale civile che ha condannato il Comune per le fermate degli autobus inaccessibili alle persone con disabilità. La battuta del sindaco lascia intravedere la possibilità che il Comune di Roma scelga di non appellarsi contro la sentenza.
“Rispettiamo la decisione del Tribunale civile di Roma – dice l’assessore alla Mobilità Antonello Aurigemma – e ci attiveremo affinché si ottemperi al più presto alle prescrizioni della sentenza: è una priorità di questa Amministrazione continuare a lavorare per rendere la nostra città sempre più fruibile da parte di tutti coloro che hanno delle disabilità”. Vale la pena di ricordare ad esempio – continua Aurigemma – che Atac sta effettuando lavori di riqualificazione su 34 capolinea, proprio nell’ottica di una più agevole accessibilità, e che sui nuovi mezzi della flotta di Roma Tpl sono montati sistemi adeguati alle richieste delle associazioni dei disabili. Ovviamente, anche considerando le peculiarità urbanistiche e architettoniche della nostra città, di lavoro da fare ce n’é ancora molto e la sentenza di oggi va presa come uno sprone a fare di più e più in fretta”.

La sentenza contro il Comune di Roma è stata ovviamente ripresa dall’opposizione in Campidoglio, che ha sottolineato le carenze dell’amministrazione comunale nel garantire il diritto alla mobilità alle persone con disabilità. Il vicepresidente delle Commissione Politiche Sociali e consigliere Pd Daniele Ozzimo, dicendosi pronto ad un confronto con il delegato del sindaco per la disabilità, Antonio Guidi, afferma che la reazione giusta alla sentenza è quella di “scelte chiare nel prossimo Bilancio e atti ed interventi concreti in netta discontinuità rispetto a quattro anni di totale lassismo della Giunta rispetto alle problematiche che riguardano le persone con disabilità”.
Ozzimo parla di “totale disinteresse” verso le problematiche della disabilità, e denuncia che “in quasi quattro anni non c’è stato nessun programma di abbattimento delle barriere architettoniche, nessuna strategia di rilancio del Piano Cittadino delle residenzialità rivolte a persone disabili non autosufficienti (54 case famiglia ferme al 2007 nel numero come nell’adeguamento tariffario, nonostante la battaglia in occasione dell’approvazione del Bilancio 2011 vinta dall’opposizione per incrementare gli stanziamenti di 1,8 Mln), e enormi difficoltà ad adeguare il Comune di Roma a quanto disposto dalla legge 68/1999 sull’inserimento mirato delle persone disabili al lavoro”, tema sul quale qualche passo avanti è stato fatto negli ultimi mesi sotto la spinta dell’opposizione e delle associazioni di settore.

Per il segretario dei Radicali Italiani Mario Staderini si tratta di “una sentenza clamorosa che apre la strada ad una nuova stagione per i diritti dei disabili e il miglioramento delle loro condizioni. Questo è un insegnamento per il sindaco – ha aggiunto – che invece di trattare problemi quotidiani si occupa di inutili beghe politiche. Dico una cosa ad Alemanno: questa sentenza non deve essere appellata perché sarebbe una vergogna. Inoltre – ha concluso Staderini – denunceremo Alemanno alla Corte dei Conti per danni erariali. Perché dobbiamo pagare ora noi cittadini per le mancanze di quest’amministrazione?”.

“Con la condanna nei confronti del Campidoglio viene finalmente riconosciuto il diritto alla mobilità per tante persone che in questi ultimi anni si sono viste negare l’accessibilità ai mezzi di trasporto pubblico a causa di barriere architettoniche verso le quali la giunta Alemanno si è dimostrata indifferente”, ha incalzato la deputata del Pd Ileana Argentin, membro della Commissione Affari sociali della Camera ed esponente dei democratici romani. “Ci chiediamo che fine abbia fatto il programma, avviato dalla precedente giunta comunale, per adattare le banchine delle fermate Atac e renderle funzionali per l’accesso agli autobus dei disabili in sedia a rotelle – continua Argentin – E che fine hanno fatto i mezzi Atac acquistati pochi anni fa e dotati di pedane per l’accessibilità ai disabili. La capitale, purtroppo, registra l’ennesimo triste primato come città a scarsissima accessibilità per i disabili e dove ormai è diventata un’impresa l’utilizzo dei mezzi pubblici anche per le mamme con i passeggini e per gli anziani con problemi di deambulazione. Per non parlare, poi, dei cartelloni pubblicitari spuntati come funghi anche alle fermate degli autobus e che di fatto rendono difficile la mobilità restringendo gli spazi di accesso alle banchine. La sentenza del tribunale conferma come con la giunta Alemanno, purtroppo, si è fatto più di qualche passo indietro sulla rimozione delle barriere architettoniche, facendo precipitare la capitale in fondo alle classifiche per l’accessibilità alle persone con disabilità”.

“La condanna nei confronti della giunta Alemanno è chiara. Nei quattro anni è stato fatto quasi nulla per rendere accessibile i mezzi pubblici ai disabili – ha osservato il senatore del Pd Roberto Di Giovan Paolo, dirigente del partito a Roma – Tutti quanti ci cospargiamo il capo di cenere per non aver reso Roma una città davvero europea sul fronte dei diritti dei disabili. Ma quattro anni di giunta Alemanno sono davvero passati invano, su questo come su altri aspetti. Questa giunta non ha un progetto per la città”.

Ricordiamo che recentemente anche a Milano e Torino le aziende dei trasporti pubblici sono state condannate per discriminazione, e che il Comune di Roma aveva già subito una condanna per l’inaccessibilità di metro e autobus pochi mesi fa.  

Fonte: La Repubblica, 15-3-12; Superabile.it, 16-3-12

Ostiglia (Mn). Quindici anni fa in Romania non le avevano dato speranze. Il viaggio in Italia, le cure, la famiglia che si trasferisce. E ora una vita normale in tutto per tutto quella di Maria Codrina, 15 anni, le serate in compagnia delle amiche, i giri all’aria aperta, i pomeriggi in piscina. Nel corso degli anni anche quella malattia, la spina bifida, diagnosticata dalla nascita e che la costringe su una sedia a rotelle, è entrata nella normalità. “Mia figlia è serena – spiega Cristina, la madre – ed è sempre più difficile portarla alle visite di controllo e parlarle delle operazioni che potrebbe dover fare in futuro. Oramai ha raggiunto un proprio equilibrio”.

Un equilibrio però che si è dovuto scontrare con la realtà, a partire dalla scelta delle scuole superiori da frequentare, una volta finita la terza media. La scelta è caduta sull’Istituto Greggiati di Ostiglia, dove Maria Codrina frequenta oggi la prima, all’indirizzo commerciale. “Con la carrozzina elettrica avrebbe potuto raggiungere la stazione di San Felice – continua la madre – e col treno Ostiglia. Dalle Ferrovie ci avevano garantito che il treno attrezzato c’era, uno di quelli con le pedane basse, che ci puoi salire sopra da solo, anche se sei su una carrozzina”.

Il treno predisposto c’era, ma ad orari poco conciliabili con la scuola: la mattina alle 6,45, il ritorno dalla cittadina mantovana alle 15. “Ci siamo rivolti al Comune perché intervenisse sulle ferrovie – continua la madre – e ci avevano detto che una carrozza attrezzata sarebbe arrivata entro gennaio, ma ad oggi non si è ancora vista”. Nel frattempo però la ragazza deve andare a scuola: è così iniziato un pellegrinaggio quotidiano, in macchina. San Felice-Ostiglia, andata e ritorno, due volte al giorno. Quasi 150 chilometri percorsi quotidianamente. “Ogni giorno sono 4 ore di viaggio, e ogni settimana va via un pieno di gasolio: 600 euro tutti i mesi”.

Una situazione questa che è giunta all’estremo: da lunedì la ragazza non va più a scuola, con tanto di lettera dell’Istituto che prende atto che, per motivi economici, Maria Codrina non potrà frequentare per un po’ le lezioni. In famiglia un unico stipendio, quello del padre, Virgilio Reileanu, muratore, che due anni fa ha dovuto chiudere la sua ditta a causa della crisi. Da gennaio hanno poi smesso di arrivare, sembra per una pura questione tecnica, quei 300 euro mensili di assegno di cura che il Comune metteva a disposizione.

Fonte: Disablog.it – gazzettadimantova.gelocal.it, 25-3-12

non vedente con cane guidaL’Automobile Club d’Italia (ACI) ha recentemente pubblicato le ‘Linee Guida per la progettazione degli attraversamenti pedonali’ dopo essersi confrontata con le associazioni delle persone con disabilità, in modo da redigere con maggiore accuratezza la parte dedicata all’accessibilità degli stessi.
“La prima organizzazione che abbiamo contattato è stata la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) - spiega l’ingegnere dell’Aci Enrico Pagliari – che ci ha aperto un mondo: noi, nello studio dell’accessibilità degli attraversamenti pedonali, ci stavamo concentrando sulle esigenze delle persone in carrozzina, mentre invece ci sono esigenze molteplici e diverse. Per poterne tenere conto, abbiamo aggiornato la metodologia di valutazione: in precedenza il giudizio sull’accessibilità degli attraversamenti pedonali aveva una voce unica, ora invece, accanto al giudizio complessivo, ne abbiamo aggiunti di specifici per chi è in carrozzina, per le persone non vedenti e ipovedenti e per quelle non udenti. Le soluzioni che proponiamo nelle linee guida sono nate dal confronto con la Fish e con altre associazioni di persone con disabilità che abbiamo coinvolto”.

Il progetto degli attraversamenti pedonali sicuri prende spunto da un’iniziativa della FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) ed è considerato un lavoro in itinere. “Vogliamo esportarlo in altri Paesi che hanno partecipato al progetto Fia da cui è partito tutto – aggiunge Pagliari – Non sarà una semplice traduzione. In ogni Paese, infatti, studiamo la situazione locale e a partire da quella suggeriamo soluzioni ottimali”.

L’avete fatto anche in Italia?
Certo. Abbiamo studiato la situazione di Roma, Napoli, Torino, Firenze e di alcune città più piccole, come Como, Cosenza, Frosinone, Parma e Pavia. Ma non abbiamo finito, ora vorremmo studiare altre trenta città.

Le soluzioni adottate in Europa variano molto da Paese a Paese?
Basti dire che il semaforo pedonale è diverso in ogni nazione.

Come avete valutato la situazione italiana?
Gli attraversamenti non sono progettati male, se si eccettuano delle necessarie migliorie che suggeriamo, ma la deficienza più grossa è data dalla manutenzione. Spesso non viene fatto nemmeno il minimo indispensabile e così, ad esempio, le linee bianche spariscono. Inoltre, manca una gestione corretta dell’attraversamento pedonale.

Che cosa significa?
Il fatto che ci siano spesso auto in sosta sulle strisce o sul marciapiede, che occupano degli spazi che invece dovrebbero servire al pedone, è un problema di rispetto di regole, ma anche di normativa sull’organizzazione dei marciapiedi, con riferimento al cosiddetto regolamento viario delle strade. Abbiamo notato lo stesso problema anche in Germania. Per risolverla tale questione, bisogna stare sulla strada e far rispettare le regole.

Rispetto all’accessibilità degli attraversamenti cosa avete riscontrato?
Non c’è uniformità. Ci sono attraversamenti inaccessibili ad alcuni tipi di disabilità o parzialmente accessibili a tutte. Difficile trovare esempi dove tutti gli aspetti siano stati curati al meglio. Per questo abbiamo proposto soluzioni di ottimizzazione.

Di che cosa si tratta?
Per quanto riguarda le persone in carrozzina, che hanno bisogno delle rampe, importante è stato il contributo dell’architetto Fabrizio Vescovo, ex dirigente della Regione Lazio che da quindici anni tiene un corso patrocinato dall’Università di Roma per formare i tecnici specializzati nella progettazione accessibile. La soluzione che abbiamo messo a punto parte dall’osservazione di un dato di realtà: la maggior parte delle rampe è costruita nel verso dell’attraversamento pedonale, il che è molto pericoloso perché se il freno della carrozzina si rompe o se sfugge di mano a chi la sta spingendo – e questo può accadere anche alla mamma con il passeggino – il bambino o la persona con disabilità finiscono al centro della carreggiata. Abbiamo allora ideato delle rampe costruite in senso longitudinale rispetto alla strada.

Per le persone non vedenti la rampa può essere un problema?
Sì, perché per loro il gradino del marciapiede è il segnale della fine della zona sicura e dell’inizio di quella pericolosa. Una rampa li confonde, per loro è difficile rendersi conto di dove inizia il pericolo.

Quindi come fare?
Confrontandoci con l’ufficio tecnico dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) e con l’architetto Giuseppe Bilotti, per quanto riguarda le esigenze delle persone ipovedenti, abbiamo individuato una soluzione complessa, ispirandoci a una tecnica molto utilizzata in Svezia e consistente nell’accoppiata rampa-gradino. In questo modo le carrozzine non devono affrontare il gradino, che però rimane a disposizione per altri tipi di disabilità alle quali invece necessita.

Esistono altri accorgimenti utili per le persone non vedenti o ipovedenti oltre al gradino?
Sì: l’attraversamento pedonale ortogonale rispetto al marciapiede. Proponiamo sempre questa soluzione perché quando la persona non vedente o ipovedente scende dal gradino e sa di trovarsi in una zona di pericolo, tende spontaneamente all’attraversamento ortogonale. Anche il cane per ciechi è addestrato a seguire il bordo delle strisce pedonali. L’attraversamento in diagonale rischia di portare la persona al centro di una intersezione, nel caso ci sia. Un altro problema è il marciapiede arrotondato perché trasmette un messaggio ambiguo e, se male interpretato, può anche in questo caso portare la persona con disabilità visiva al centro della carreggiata.

Avete considerato anche i percorsi pedonali tattili?
In Italia ce ne sono molti, concentrati soprattutto nelle stazioni ferroviarie. Le associazioni ci hanno spiegato che preferirebbero ce ne fossero meno, ma meglio distribuiti nelle città, in particolare in corrispondenza degli attraversamenti pedonali. Quanto al linguaggio della pavimentazione, a livello europeo non è ancora stata messa a punto una codificazione unica. Noi suggeriamo che si utilizzino due simboli, la linea per indicare la prosecuzione del percorso e le ‘bollicine’, così le chiamo io, per trasmettere un segnale di allerta.

Avete anche considerato le esigenze delle persone non udenti?
Esatto. Ovviamente, per loro, l’importante è il messaggio sonoro (!!, NdR). Spesso però nelle aree urbane di notte, esso infastidisce i residenti. A questo proposito suggeriamo di adottarlo solo sul verde e di modularne il volume a seconda dell’intensità del rumore di fondo, in modo che di notte diventi più basso. Si tratta di un accorgimento che a livello economico costa poco.

Altri accorgimenti?
Accompagnare e duplicare le segnaletiche visive. Prevedere dei pulsanti di chiamata con il rosso e il verde (noi siamo per l’abolizione del giallo e per la sua sostituzione con il conto alla rovescia) che replichino i colori del semaforo, in modo che anche quando il semaforo non è visibile – ad esempio perché un camion sta sostando sulla carreggiata – il pedone possa ugualmente avere un riferimento certo e sicuro.

Fonte: Superando.it (a cura di Barbara Pianca), 9-3-12

Fa particolarmente piacere apprendere che in queste settimane il Comune dell’Aquila sta provvedendo a posizionare – in corrispondenza dei parcheggi riservati alle persone con disabilità – una serie di cartelli nell’ambito dell’iniziativa denominata ‘Segnala l’abuso’, per invitare i cittadini a segnalare le soste non autorizzate in tali aree.
Si tratta della ricaduta di un Ordine del giorno a suo tempo approvato all’unanimità dal Consiglio comunale, presentato dal consigliere Adriano Perrotti, che ora ne parla come di “una piccola battaglia andata a buon fine”, il cui risultato, però, può essere a parer nostro assai importante, soprattutto dal punto di vista simbolico, anche perché riguarda una città dalla storia recente a dir poco ‘complicata’, con enormi difficoltà tuttora irrisolte, dopo il terribile sisma dell’aprile 2009.

L’iniziativa si rifà per altro a quanto analogamente realizzato in altri Comuni italiani, ad esempio a Montesilvano – per restare in Abruzzo – in provincia di Pescara.
Nei cartelli aquilani viene riportato il numero di telefono del comando di Polizia Municipale, che chiunque potrà dunque contattare per segnalare una sosta abusiva, e si ricorda anche che tale sosta abusiva viene punita con 80 euro di multa e una decurtazione di due punti sulla patente, ai sensi del Codice della Strada.
Come si può leggere nel Verbale di Deliberazione del Consiglio comunale che approvò l’Ordine del giorno, Adraino Perrotti volle presentarlo “a seguito dì numerose segnalazioni pervenute riguardanti l’utilizzo del parcheggi disabili da parte di auto prive del contrassegno disabili” e alla luce quindi dello “scarso grado di civiltà di alcuni concittadini (ma è lo stesso a livello nazionale)”, della grande diffusione di tale comportamento, “che crea ulteriori difficoltà a persone che già ne hanno molte”, dell’insufficienza della “vigilanza da parte della Polizia Amministrativa nel reprimere tale modo di agire” e anche considerando “il costo oggettivamente basso occorrente per eliminare tale condotta”.

“Questa operazione – ha commentato recentemente lo stesso Perrotti – sarà utile anche per verificare eventuali irregolarità dei permessi per i disabili e per ricordare ai possessori dei medesimi che i tesserini vanno utilizzati in modo conforme alle leggi vigenti”.

Fonte: Superando.it, 16-3-12

Le buone notizie dalla Svizzera, in ambito di mobilità delle persone con disabilità, non arrivano ultimamente solo dal fronte degli aerei, ma anche da quello dei treni. Nei giorni scorsi, infatti, il Tribunale Amministrativo Federale (TAF) della Confederazione Elvetica ha parzialmente accolto il ricorso di Integration Handicap (la Federazione Svizzera per l’Integrazione delle Persone con Disabilità) e della Fondation en faveur d’un environment architectural adapté aux handicapés (“Fondazione per un ambiente architettonico adattato alle persone con disabilità”) – presentato in aperta contestazione del piano approvato dall’Ufficio Federale dei Trasporti – stabilendo che le Ferrovie Federali Svizzere (FFS) modifichino l’equipaggiamento dei nuovi convogli a due piani.

In particolare, le Ffs dovranno spostare i tre posti riservati alle persone con disabilità, così come i bagni adattati per le carrozzine. Tali postazioni, infatti – inizialmente previste all’interno dei vagoni ristorante – dovranno appunto essere installate in una delle vetture vicine, per non obbligare le persone con disabilità a viaggiare nel vagone ristorante, ciò che era stato ritenuto inaccettabile dalle due organizzazioni ricorrenti. Per altro, anche i due posti per carrozzine previsti nel vagone ristorante dovranno essere mantenuti.

“Parzialmente accolto”, dicevamo del ricorso, in quanto il Taf ha respinto invece la richiesta di installare un ascensore, per salire al piano superiore dei futuri vagoni ristorante. In tal caso, infatti, il Giudice ha rilevato che si tratterebbe di un’operazione non realizzabile, in quanto causerebbe “problemi di sicurezza, funzionalità ed economicità”.
Contro la Sentenza sarà ora possibile ricorrere al Tribunale Federale.

Fonte: Superando.it, 15-3-12

autobusÈ purtroppo cosa nota che ancora oggi, molto spesso, le persone con disabilità che per muoversi utilizzano la carrozzina si vedono negare l’accesso ai mezzi pubblici, a volte perché i mezzi non sono dotati di sistema che consenta alle carrozzine di entrare sulla vettura, a volte perché il personale conducente non è informato su questa facoltà, a volte ancora a causa del mancato funzionamento della pedana che consente l’accesso delle carrozzine all’interno del mezzo.

Recentemente, a Milano, una persona con disabilità che per muoversi utilizza una carrozzina elettrica, esasperata dopo avere ricevuto l’ennesimo diniego ed essere stata costretta, ancora una volta, ad attendere il passaggio di un mezzo successivo, ha deciso di presentare ricorso contro l’ATM (Azienda Trasporti Milanesi), ai sensi della Legge 67/06 (‘Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni’). In particolare, ha denunciato un episodio in occasione del quale non aveva potuto salire sul tram n. 4, per il rifiuto oppostogli dal conducente che, senza esitare, ha chiuso le porte del mezzo e si è allontanato.
Tale incresciosa circostanza ha generato sconforto, frustrazione e rabbia, procurando un forte disagio a quella persona e impedendole, a causa del ritardo accumulato, di rispettare gli impegni da tempo programmati.
Successivamente – nel corso del giudizio – si sono verificati altri quattro episodi, portati all’attenzione del Tribunale di Milano, in occasione dei quali la stessa persona non ha potuto prendere l’autobus n. 73, a causa del mancato funzionamento della pedana.

Il Tribunale di Milano, dunque, ha sottolineato come ciò rappresenti una “condotta gravemente omissiva da parte di Atm nella manutenzione delle pedane per disabili, che presenta indubbi connotati discriminatori” e una volta accertata la condotta discriminatoria dell’azienda, la Corte ha ritenuto di potere presumere il danno non patrimoniale subito a fronte della violazione del diritto costituzionalmente garantito (e richiamato espressamene dall’articolo 1 della Legge 67/06) alla piena attuazione del principio di parità di trattamento e delle pari opportunità nei confronti delle persone con disabilità (come da articolo 3 della Costituzione).
La tipologia dell’illegittima condotta di Atm non può infatti che aver determinato un’evidente ricaduta negativa. A questo riguardo, il Tribunale ha rilevato come “basti pensare alla frustrazione di vedersi ulteriormente limitata la già gravemente condizionata capacità motoria; la pubblicità di tale situazione deteriore; l’incertezza di riuscire a risolvere il problema trovando un altro mezzo che sia munito di pedana funzionante; il dovere comunque dipendere da soggetti estranei; l’essere costretti a farsi sentire per fare valere un diritto (quello alla mobilità con i mezzi pubblici) che viene invece più agevolmente assicurato ai normodotati”.
Pertanto, il Tribunale di Milano, analizzati i documenti e sentiti diversi testimoni, ha dichiarato che Atm “si è resa responsabile di condotta discriminatoria”, in danno alla persona con disabilità che ha presentato ricorso, nei cinque episodi specifici e comprovati, condannandola al risarcimento del danno non patrimoniale.
La Corte, inoltre – seppur non nel dispositivo finale – ha anche condannato l’Atm a “porre in essere le opere manutentive necessarie ad assicurare la funzionalità delle pedane per disabili montate sulla linea bus n. 73″.

La Legge 104/92 (articolo 26), prevede il diritto delle persone con disabilità di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo, alle stesse condizioni degli altri cittadini, dei servizi di trasporto collettivo appositamente adattati, o di servizi alternativi. Per garantire questo, le Regioni disciplinano le modalità con le quali i Comuni devono disporre gli interventi volti a assicurare la mobilità personale delle persone con disabilità.
Allo stesso modo, infine, la Convenzione Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dallo Stato Italiano con la Legge 18/09, all’articolo 9 prevede che gli Stati Parti adottino “misure adeguate a garantire alle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri, l’accesso ai trasporti, al fine di consentire loro di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita”.

Per ulteriori informazioni e dettagli sulla Sentenza di cui si parla nel presente testo: legale@ledha.it.
Suggeriamo anche la lettura – sempre nel nostro sito – di: Quel provvedimento apre una strada da percorrere e di Quell’autobus non accessibile è un atto discriminatorio.

Fonte: Superando.it (Giulia Grazioli, Servizio Legale LEDHA), 8-3-12

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