Eccomi qui, io abitante di Roma -dove da sempre si sono viste cose eccellenti- a riflettere che noi civites proviamo un senso di orgoglio quando, dopo averle viste, comprendiamo ancor di più l’importanza che ci proviene dal casuale privilegio di abitare dove abitiamo. Soprattutto abbiamo la gioia di vivere in una città che ha sempre protetto l’incomparabile miscuglio di sublimità e grandezza che ne costituisce la maggiore attrattiva. E’ vero che a Roma si potrebbe vivere con niente, solo ammirando la pianta di un tempio o l’antica statua di un imperatore, ma questo non può, però, esimermi dal rivolgere, ugualmente, un appello al Sindaco Veltroni. E sì, perché anche nella nostra sublime città, si verificano, a volte, situazioni imbarazzanti. Come quella di mio cugino Fabio. Lui purtroppo è paraplegico già da dieci anni. Abita in Via Enrico Besta, zona Aurelio, qualche giorno fa si è visto rimuovere il posto auto riservato ai disabili sotto la sua abitazione. Il posto in questione non era nominativo, in seguito alla sua richiesta di attribuire al posto in questione il suo numero di concessione invalidi, presentata in data 24/09/04 alla Polizia Municipale di Via Aurelia 470, i vigili hanno cancellato il posto, in quanto la via in questione risulta essere strada privata. (Dopo quasi 10 anni che era lì!!!) Occorre tener presente che nelle vie limitrofe, precisamente in via C. Parrocchi e via G. De Camilis (anche queste strade private) ci sono rispettivamente n. 7 e n. 2 posti auto riservati ai disabili, qualcuno nominativo, qualcuno libero. Dopo le proteste di mia zia al comando dei Vigili, l’altro ieri hanno di nuovo delimitato il posto riservato ai disabili sotto casa di mio cugino, ma senza numero di concessione, pertanto mio cugino non è titolare di quel posto, ci parcheggia solo quando lo trova libero.
Non scordiamoci che i comuni dovrebbero garantire posti di parcheggio riservati ai veicoli delle persone handicappate, sia nei parcheggi gestiti direttamente o dati in concessione, sia in quelli realizzati e gestiti da privati, ai sensi degli artt.26-27-28 della Legge 104/92, che deve essere letta come un elemento di rinnovata attenzione ai problemi delle persone disabili soprattutto a livello decentrato (Regioni, Comuni, ASL). Infatti prima della legge 104 l’handicap era considerato quasi un castigo divino, con l’immediata conseguenza dell’internamento in casa della persona handicappata, nascosta quasi per un senso di vergogna. A ciò si aggiungeva l’iperprotezione materna che tendeva a soffocare ogni possibilità di sviluppo autonomo a livello affettivo, sociale e persino fisico. Ora, invece, la società ha finalmente compreso di non poter fare a meno del contributo che anche loro possono offrire, ed anche loro si sono convinti di aver tutto il diritto di vivere meglio, anche, e soprattutto, svolgendo attività e lavori esterni, sicuramente più appaganti di quelli eseguiti all’interno delle mura domestiche. Ed ecco qui la necessità di riservar loro posti-auto il più vicino possibile alle loro rispettive mete, proprio per evitare che persone, con difficoltà di deambulazione, si trovino costrette, invece, ad affrontare problemi che per noi sarebbero facilmente risolvibili, ma che, al contrario, costituiscono per loro fonte di indubbia preoccupazione.
Barbara Tarquini

risposta:

Le coincidenze: la nostra lettrice scrive a un giornale, che ha sì diffusione internazionale resa possibile da Internet ma é valtellinese, riferendo il caso di un parente residente a Roma in Via Enrico Besta. Guarda un po’: Enrico Besta, un convalligiano. Studioso di diritto e famoso storico lombardo. Nacque a Tresivio, otto km da Sondrio, nel 1874. Giunse giovanissimo a Sassari, nel 1897, come professore di diritto presso la Facoltà di Legge. La carriera accademica lo portò da Sassari a Palermo (1903), Pisa (1909) e Milano (1924), ma lo studioso rimase sempre legato alla Sardegna. Morì nel 1952. NdR

da: GdS – 20 II 05 – www.gazzettadisondrio.it