Ore 12, fermata di San Cataldo. Questa volta a Juliet Kaine, 28enne nata in Sierra Leone e da circa 15 anni a Modena, è andata meglio: l’autista della linea 2, vedendola in carrozzina, si è offerto spontaneamente di aiutarla a salire a bordo del bus. Ma lunedì alle 9, stessa linea e stessa fermata, Juliet è stata lasciata lì, a terra, senza alcuna spiegazione plausibile: “Dovevo andare in centro – racconta – l’autista, con modi molto sgarbati, mi ha detto di non essere autorizzato a caricarmi e che potevo protestare tutto il tempo che volevo. Alla fine mi sono incamminata da sola lungo la ciclabile”.
Non è la prima volta che Juliet si trova in una situazione del genere. Anzi, le capita spesso: non solo quando va in centro, ma anche quando va a giocare a basket e a tennis, due sue passioni. Ed è per questo motivo che si è rivolta alla Gazzetta, mostrando le difficoltà che ogni giorno un disabile su sedia a rotelle affronta per riuscire ad usufruire di un bus. “Spesso gli autisti mi hanno lasciato a piedi, anche sotto la pioggia. Generalmente, o c’è una pedana che non funziona o l’autobus ne è sprovvisto: come possiamo in queste condizioni condurre una vita autonoma?”.
E infatti ieri, sulla linea due, di pedane nemmeno l’ombra. L’autista, senza sapere di essere ripreso da un telefonino, di fronte alle domande di Juliet, glissa: “La pedana? Facciamo prima a tirarti su“. Il percorso conduce fino a viale Martiri, (Prefettura). Juliet scende dalle porte in cui generalmente le persone devono salire: un’azione vietata, ma un corrimano piantato in mezzo all’area per la discesa impedisce alla carrozzina di passare per le porte di uscita. In tutto l’autobus, inoltre, non c’è nessuna zona riservata a carrozzine. Una volta scesa, mentre s’incammina verso via Emilia centro, Juliet indica due fermate: davanti allo Storchi e all’altezza del semaforo di Largo Garibaldi. “In quelle fermate ci sono marciapiedi altissimi e io non so come possa fare un disabile a salire su un autobus senza aiuto”.
Poi aggiunge: “Negli uffici pubblici, per quel che riguarda le barriere architettoniche, le cose vanno meglio”. Ma anche qui non mancano disagi. Come lungo il marciapiede che conduce alle Poste di via Modonella, dove la sedia a rotelle incontra due ostacoli: prima un paio di bici, poi una macchina parcheggiata sul marciapiede. Juliet si lamenta, ma una donna di passaggio le risponde stizzita, senza esser stata interpellata: “Adesso anche le auto vi danno fastidio”.
In piazza Mazzini, alle 13.06, gli studenti si accalcano per prendere l’autobus numero 7. Juliet è in attesa. L’autobus arriva già stracolmo, ma Juliet fa notare all’autista la sua intenzione di salire. L’autista prima le dice di spostarsi più avanti (ci sono due gradini alti che impediscono di salire), poi desiste: “Prendi il prossimo – le dice – ha la pedana”. E così Juliet aspetta un’altra decina di minuti. Arriva il secondo autobus. Sorpresa: la pedana c’è ma non viene usata. L’autista prova a convincere Juliet ad aspettare ancora. Ma lei non cede. Alla fine sarà un passeggero a convincere l’autista ad aiutarla a salire. “Non mi arrendo – conclude Juliet – voglio un servizio che faciliti la mia voglia di autonomia”.

Fonte: Press-In – Gazzetta di Modena (Evaristo Sparvieri), 14-3-12