autobus a genovaIl danno e la beffa. Perché per le persone con disabilità Genova è ancora una città ostile. Chiedere all’Unione Nazionale Mutilati per Servizio, che denuncia come a carico di disabili – muniti di regolare contrassegno – siano state elevate multe per il transito sulle corsie gialle: “Vorremmo che si rimediasse a queste ingiustificate verbalizzazioni e si instaurasse un provvedimento per l’annullamento d’ufficio di tutte le sanzioni elevate in queste circostanze perché illegittime”.

C’è però chi sta peggio: chi non può nemmeno guidare, e deve affidarsi al trasporto pubblico. È una espiazione, come certifica un documento della Consulta regionale per la tutela dei Diritti della Persona handicappata redatto a settembre. Le barriere architettoniche non sono ancora state abbattute.
L’Amt ha istituito il servizio Pollicino, un minibus attrezzato appositamente per le persone con disabilità, “e gli autisti sono davvero gentili – premette un gruppo di utenti – Solo che i mezzi dovrebbero essere quattro, ma sono vecchi e necessitano di manutenzione, così ogni giorno ne circolano due. Per diecimila disabili motori. Per non parlare delle condizioni nelle quali i mezzi sono tenuti. Non solo, alla sera non sono in servizio, e siamo obbligati a restare a casa. Nei festivi, poi, meglio rinunciare. Perché i mezzi vengono dimezzati, e bisogna prenotare con mesi di anticipo”.

La nota dolente riguarda però soprattutto gli autobus: solo pochi sono dotati della piattaforma necessaria, sebbene siano già predisposti all’installazione. E poi la rampa è ad azionamento manuale, e non sempre gli autisti la sanno usare. “Spesso dobbiamo spiegarglielo noi che siamo abituati – assicurano i disabili – E non sempre troviamo autisti gentili e disponibili”. Non solo, per azionare la rampa gli autisti sono costretti a lasciare il posto di guida. Amt ammette: “Ci sono problemi tecnici sulle piattaforme; siamo cercando di risolverli”.
Ma c’è di più: “Su ogni bus c’è un solo posto per i portatori di handicap. Se sul mezzo ce n’è già uno non ci fanno salire. E non possiamo nemmeno andare in gruppo da qualche parte”. È una limitazione della libertà personale.

Fonte: Press-In – Il Secolo XIX (Giuliano Gnocco), 25-10-09

stazione brin della metro genoveseViaggio in metrò tra Piazza De ferrari e Brin

L’ostacolo più difficile da superare è alto pochi centimetri. Sufficienti, decisivi per impedire ad alcuni disabili di riuscire a sentirsi liberi di poter prendere il Metro senza aiuti. La metropolitana genovese è attrezzata al passaggio delle carrozzine. Ma un disabile non può utilizzare il servizio senza l’aiuto di un accompagnatore.
Piazza De Ferrari, capolinea. Il viaggio per capire quanto il trasporto sotterraneo genovese sia al passo con le esigenze delle persone con disabilità inizia dalle fermate di più recente progettazione. In superficie c’è un ascensore, ben visibile a fianco alla rampa delle scale. Si scende di un piano. Le obliteratrici sono sistemate in basso, si può timbrare agevolmente. Un’altra discesa porta a un secondo ascensore, che porta al secondo piano sotterraneo. Bisogna prenderne un terzo per arrivare sul binario.
Solo quando arriva la carrozza diventa evidente la difficoltà per chi spinge una sedia a rotelle con le proprie forze: la banchina è a una altezza diversa rispetto a quella del treno, il dislivello varia dagli otto ai quindici centimetri. Per chi è accompagnato, quei pochi centimetri sono superabili. Gli altri sono costretti a chiamare l’aiuto. C’è un addetto Amt che serve tutte e sette le fermate. Sui binari ci sono delle pedane, che vengono utilizzate per far salire chi ha bisogno. Il supporto può essere invocato con una chiamata dall’ascensore, dove bisogna indicare la fermata di partenza e quella di arrivo. L’attesa va a fortuna: dipende dov’è l’addetto. In media, dicono dalla consulta handicap, è di 20 minuti.
C’è un secondo ostacolo, meno evidente. Tre degli ingressi della vettura hanno la sbarra in mezzo alla porta. Solo una, su quattro, ha la sbarra laterale, che permette il passaggio agevole delle carrozzine. È l’ingresso che conduce ai due posti per disabili. Non tutti i mezzi sono così. In alcuni non ci sono sbarre davanti alle entrate.

Sarzano. L’unico neo è un ascensore che porta verso l’uscita di Mura della Marina. Serve solo per scavalcare pochi scalini. E per entrare e uscire occorre aprire una porta. Un impedimento, anche questo, che può essere insormontabile.
San Giorgio. Darsena. Principe. Qui il problema riguarda l’igiene degli ascensori. Dentro c’è un fortissimo odore di urina. Entra un volontario. Passa la porta speciale. Dice che dopo tutto si trova bene, la struttura è attrezzata. Ma non aveva mai riflettuto sulla necessità dell’accompagnatore: “In effetti dipende molto dall’autonomia della persona”.
Di Negro. Brin. Ultime fermate. Le più vecchie. Non proprio belle. Ma gli ascensori ci sono.

Fonte: Press-In -Il Secolo XIX (M.Gra.), 12-11-09