Corso Piave, ore 10 del mattino. Luca Marchetti esce dall’associazione Anmic e deve andare in centro con un mezzo pubblico. A pochi metri una fermata dell’autobus che raggiunge a fatica perché non ci sono scivoli idonei al passaggio di una carrozzina. Perché? Semplice, “non è una fermata autorizzata e idonea ai portatori di handicap”, come spiega l’autista della linea 7. “Ho fermato l’autobus che stava passando — racconta — ma l’autista ha detto che non potevo salire perché non era una fermata per disabili. Ha aggiunto che il pullman aveva la pedana, ma di non sapere se fosse in funzione. Mi ha raccomandato di andare alla stazione ferroviaria per salire su un mezzo pubblico”.

Certo, la stazione non è lontana, non lo è per chi ha due gambe. Per chi le ha, ma deve trascinarsi anche quattro rotelle, ogni metro sembra un chilometro. I marciapiedi non possono essere percorsi: buche e scalini sono le prime barriere architettoniche in una città definita ‘a misura d’ uomo’. Siamo costretti a prendere la macchina.
Arriviamo alla fermata indicata, ma non c’è nessun cartello che faccia intuire quale sia ‘una fermata autorizzata al trasporto disabili’. Alziamo la mano al primo pullman che passa: è il numero 11 che va da Chiesul del Fosso a Santa Maria Maddalena. Questo la pedana ce l’ha, solo che non c’è spazio per abbassarla e far salire Luca. L’autista è costretto a rimettersi alla guida e andare qualche metro più avanti, nel punto dove termina l’isola che separa due corsie e iniziano le strisce pedonali. Scende, abbassa la pedana manuale e aiuta il nostro amico a salire. Finalmente è su un mezzo pubblico. Pensiamo di avercela fatta, che in fondo non ci siano tutti questi disagi. E invece no. Una volta saliti Luca viene messo nello spazio per i portatori di handicap, ma non ci sono gli elementi per mantenere ferma la carrozzina.

“C’era solo una cintura di sicurezza — spiega Luca — Non riuscivo a capire neanche come usarla. Per fortuna la carrozzina è manuale e riuscivo a stare fermo. Se fosse stata elettrica, avrei fatto su e giù per il bus”. Non vogliamo creare altri disagi, e chiediamo di scendere alla prima fermata in via Canapa. Il pullman si ferma, la pedana viene sistemata. Luca scende e in pendenza deve ‘sterzare’ con la carrozzina perché non può permettersi di finire oltre il marciapiede di 40 centimetri: è costretto a farlo perché non c’è spazio a sufficienza.
È stato impossibile arrivare a destinazione utilizzando mezzi pubblici, ma Luca, tutto questo già lo sapeva. “Sono ferrarese e conosco bene i limiti della città. C’è il progetto Muoversi del Comune, abbiamo un taxi a pagamento idoneo — racconta — Ma perché non possiamo prendere un pullman come tutti? Un turista, uno straniero disabile che non conosce i servizi offerti, come può spostarsi in tutta la città?”.

Fonte: Disablog.it – www.ilrestodelcarlino.it (Angela Carusone), 23-3-12