Il contrassegno speciale invalidi (il permesso arancione), oltre ad altre possibilità, consente alle persone con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta il transito nelle zone a traffico limitato e in quelle pedonali. Anche in questo caso il permesso deve considerarsi valido su tutto il territorio nazionale e non soltanto nell’ambito del comune che lo ha rilasciato (normalmente, quello di residenza).
È quanto ha affermato la seconda sezione civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 719 del 16 gennaio 2008, che ha così accolto il ricorso di un automobilista milanese che era stato sanzionato per avere circolato con la sua auto in una Ztl di Roma.
Il Giudice di Pace della capitale, inizialmente interessato per la vicenda, aveva ritenuto invece che il permesso rilasciato dal Comune di Milano non potesse avere validità anche nella città di Roma.
La Cassazione, ribaltando la decisione del primo giudice, ha invece chiarito che il contrassegno deve considerarsi “valido per tutto il territorio nazionale“. In maniera esplicita la Suprema Corte ha dichiarato priva di efficacia “…l’affermazione del giudice di pace che il contrassegno invalidi rilasciato dal comune di Milano nel 2002 non consentisse al ricorrente di circolare successivamente all’interno delle zone a traffico limitato del comune di Roma”.
Inoltre la sentenza della Corte, annullando il verbale dei vigili capitolini, afferma che non c’è nemmeno bisogno che il permesso al libero transito sia collegato all’utilizzo di un veicolo con specifica targa.
La stessa II Sezione, il 22 gennaio, ha emesso un’altra sentenza che interessa gli automobilisti con disabilità: anche per chi è munito di contrassegno vale il divieto di parcheggiare negli spazi riservati ai mezzi pubblici: si presume, infatti, che la violazione di tali divieti rechi intralcio e pericolo alla circolazione, come previsto dal Codice della Strada.