di Nuri Fatolahzadeh

Via Crocifissa di Rosa è una delle strade messe meglio, mentre la lente d’ingrandimento sarà puntata ben presto e con tutta probabilità in zona stazione ferroviaria. Perché prendere l’autobus in città non è sempre così semplice come dovrebbe. Anzi. Tra mezzi sprovvisti di pedana – e per questo inaccessibili – cartelli stradali che impediscono il passaggio di carrozzelle e passeggini e marciapiedi alti oltremodo, sono ancora troppi i muri che ostacolano i diversamente abili nella quotidianità, specie sul tema trasporto pubblico.
Parte da qui, dalla semplice constatazione della realtà, lo studio sullo stato dell’arte delle fermate degli autobus di linea cittadini, un cammino – coordinato dalla Delegata dal sindaco alle barriere architettoniche, la consigliera comunale Mariachiara Fornasari (Pdl), grazie pure alla collaborazione dell’assessorato alla Mobilità e traffico gestito da Nicola Orto – intrapreso la scorsa primavera e che, dopo mesi di lavoro e confronto con la Consulta per la vita sociale, vede all’orizzonte i primi risultati.

Un censimento preciso, fermata dopo fermata, con tanto di caratteristiche specifiche (con o senza pensilina, con o senza segnaletica orizzontale appropriata e via dicendo) per poter orientare ed orientarsi innanzitutto; e poi una scaletta delle priorità, con quelle che potrebbero chiamarsi le “zone rosse”, dove cioè le carenze sono rilevanti e gli interventi devono perciò essere effettuati con una certa tempestività, come nel caso degli stalli dislocati in prossimità di uffici pubblici, ospedali, scuole e stazioni varie (treno, ma anche trasporto extraurbano).
Di qui è nata l’idea della realizzazione di una vera e propria mappa del trasporto cittadino, in grado di guidare gli utenti disabili nella scelta del percorso più adatto per raggiungere una destinazione. Una prima bozza è già stata redatta: sulla cartina sono riportati i percorsi e le rispettive fermate delle diverse linee urbane; accanto ad ogni tappa giudicata come idonea spunta poi una sorta di contrassegno, ad indicare ai diversamente abili che l’area in questione è effettivamente attrezzata in tutto e per tutto. Dove per “tutto” si intende pedana, scivolo e nessuna barriera architettonica fuori luogo (niente cestini in mezzo al marciapiede e nessun palo inopportuno).
“L’idea – spiegano Fornasari e Orto – è di apporre un contrassegno ben visibile anche in loco, a fianco ad ogni fermata in modo che chi arriva sa di trovarsi in zona attrezzata”. Per questo sono stati già predisposti a bilancio 150mila euro, mentre altri 100mila saranno destinati ai segnalatori acustici indispensabili per l’accompagnamento pedonale. Già, perché “le fermate – ricorda la delegata – devono anche essere raggiungibili in sicurezza”.

L’analisi è stata “puntuale, serrata, precisa e corredata da documentazione fotografica” chiarisce il tecnico del Settore. Secondo il censimento condotto, le fermate totali snodate lungo il tragitto che le diverse linee urbane percorrono ogni giorno raggiungono quota 1.158. Di queste, 327 – spalmate grosso modo su tutta la città – sono state catalogate come idonee per la fruizione da parte degli utenti disabili. In pratica, quasi 3 fermate su dieci, il che corrisponde al 28,2% del totale.
“In realtà – precisano dall’Assessorato di via Marconi – potremmo arrivare rapidamente a 438 stalli attrezzati con interventi minimi e a basso costo”, come il semplice spostamento di un cestino della spazzatura. In altri casi, però – ovvero la maggior parte – va modificata l’intera piattaforma del marciapiede.
Ma quanto costa, preventivi alla mano, ammodernare una fermata bus? La risposta è presto data: tra i 10, cifra minima, e i 20mila euro. E qual è, guardando ai fatti, il traguardo stabilito dall’Amministrazione comunale? Arrivare prima al 40 poi al 50% di tappe promosse, poiché “salvo casi specifici, che gli utenti hanno modo di segnalarci anche grazie al sito internet del Comune, dove c’è uno spazio riservato alle barriere architettoniche, non serve arrivare al 100%. Ogni quartiere della città può essere infatti servito a sufficienza con un corretto dislocamento del 50% di fermate predisposte” confermano Mariachiara Fornasari e Nicola Orto.

Resta però un ultimo ostacolo ben più arduo da combattere: quello dei parcheggi selvaggi: “Spesso – sottolinea la consigliera – gli stalli sono attrezzati, ma l’autobus non riesce ad accostarsi al marciapiede per via dei veicoli in sosta”, come accade con una certa frequenza in via Vittorio Emanuele II. “Per questo si coinvolgerà anche l’Assessorato alla sicurezza, affinché in questi casi si applichi d’ora in poi tolleranza zero”. Certo le strade negate restano molte, ma intanto una piccola grande innovazione sta per arrivare.

Fonte: Press-In – Il Giornale di Brescia, 25-10-09