un trenoL’assistenza assente

Lettera di Sergio Polin

Le nostre stazioni non brillano certo per l’accessibilità in favore dei disabili. Le barriere architettoniche, e l’assistenza che non viene garantita nelle piccole stazioni, violano di fatto la nostra Costituzione che, all’articolo 16, recita che “ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale”.
Sabato scorso ho contattato l’ufficio disabili di Torino Porta Nuova e all’impiegato che mi ha risposto ho chiesto assistenza per la tratta da Diano Marina a Torino, viaggio che ho effettuato regolarmente il giorno dopo. Sono partito da Diano Marina (stazione non presidiata dal servizio di assistenza per i disabili) con il treno regionale delle 20,01 e arrivato a Torino Porta Nuova alle 23,35. Come richiesto dall’ufficio disabili mi sono portato in testa al treno e lì ho atteso l’arrivo dell’assistenza che mi avrebbe dovuto accompagnare fuori dalla stazione.
Il treno era in ritardo di 8 minuti, io ne ho attesi altri 10. In totale fanno 20. Poiché del personale che avrebbe dovuto svolgere il servizio non si è visto nessuno, ho deciso a un certo punto di abbandonare il marciapiede e percorrere l’atrio ormai deserto della stazione per raggiungere l’uscita laterale su via Nizza. Ho messo a rischio la mia sicurezza data la disabilità visiva da cui sono affetto.
Devo precisare che ho rispettato le regole, chiedendo il servizio di assistenza entro le dodici ore precedenti la partenza. E mi sono portato in testa al treno. Ma, nonostante tutto, il servizio è venuto meno. Allora ho deciso di inviare questo esposto alla Procura di Torino: quello per i disabili è un servizio lasciato al caso, dato in gestione a personale non formato e tanto meno informato in fatto di disabilità, e che funziona in base alla buona volontà di chi, al momento, lo gestisce. Credo di aver subito un disservizio discriminatorio e sintomo di inefficienza professionale.

Fonte: Press-In – La Stampa, 1-7-09


un trenoMontascale “momentaneamente” fuori uso da 2 anni

Il montascale è “momentaneamente” fuori uso, così recita il cartello. Peccato che il “momentaneamente” duri da un paio d’anni. Perché le strutture che dovrebbero condurre i disabili ai treni non sono mai entrate in funzione: così come l’ascensore installato per salire dal sottopasso al binario sei, ora riconvertito a deposito improvvisato.
La stazione di Monza per i diversamente abili resta off limits. Impossibile muoversi autonomamente sulla carrozzina. Occorrono almeno tre persone per aiutare il disabile a scendere le scale e superare le barriere architettoniche disseminate qua e là. E spesso non è sufficiente: salire sui diretti per Tirano e sul trenino a gasolio Molteno-Lecco assomiglia a un’impresa: gli ingressi dei convogli sono divisi in due da un palo e l’unica possibilità è “prenderlo in braccio e piegare la carrozzina” osserva il tabaccaio Rocco Ceravolo.
Stefano Carugo, assessore ai Servizi sociali, ha interpellato più volte le Ferrovie. La richiesta di rimediare è caduta nel vuoto: “Abbiamo inoltrato due documenti ufficiali per chiedere di attivare i montascale e l’ascensore, ma non si vedono i risultati. È una mancanza gravissima da parte delle Ferrovie”. Che dal canto loro assicurano un intervento rapido, entro la fine dell’estate: “Le strutture entreranno in funzione per il mese di settembre“, fa sapere l’ufficio stampa.
Intanto per i disabili c’è una sola possibilità: quella di arrivare sul primo binario, l’unico raggiungibile senza incontrare barriere architettoniche. E quindi una sola direzione consentita: quella per Como-Chiasso. Il resto è vietato, nei fatti.
L’elenco dei disservizi, per disabili e non, comprende anche i bagni: fuori uso da due settimane, ufficialmente per una devastazione ad opera di vandali, in realtà per un malfunzionamento fognario che ha provocato un allagamento. La stessa disfunzione che ad ogni goccia d’acqua trasforma in un lago il piazzale di via Arosio. Non solo: i problemi della fognatura minacciano l’atrio della stazione e il primo binario, come spiega il tabaccaio Ceravolo, costretto a ricorrere al fai da te per evitare il peggio: “Quando piove alzo il tombino vicino al primo binario per far defluire un po’ di acqua e scongiurare un allagamento”.
La “piscina” di via Arosio che separa la scalo ferroviario dal centro città è un’altra nota dolente, nonostante la recente riqualificazione da mezzo milione di euro. Gli operai sono quotidianamente al lavoro per riparare il manto stradale danneggiato dall’acqua: “Sono problemi ormai cronici, i lavori fatti male sul piazzale sono sintomatici, e il guaio è che non cambia nulla”, dice Antonio Abbattista, l’edicolante della stazione. Il Comune chiama in causa ancora una volta le Ferrovie: “Alsi deve iniziare dei lavori per rifare il tratto fognario – spiega un tecnico del Comune – ma bisogna aspettare il nullaosta delle Ferrovie”.
Il quadro è completato dal magazzino merci di Porta Castello inutilizzato da anni e dai locali sfitti che attirano writers e balordi: “Si sta valutando – spiega l’ufficio stampa delle Ferrovie – l’inserimento di spazi commerciali nel magazzino merci per far rinascere anche quella zona della stazione”.

Fonte: Press-In – Il Giorno (Marco Dozio), 14-7-09