di Marco Conti

Il 3 ottobre, in occasione della 7ª giornata nazionale per l’abolizione delle barriere architettoniche, il Comitato provinciale di Bergamo ha organizzato un incontro alla stazione ferroviaria della città. “Una manifestazione che dovrebbe vedere in prima linea le amministrazioni pubbliche – fa notare Rocco Artifoni, consulente legislativo del comitato – perché a loro la legge che ha istituito questa giornata chiede di informare i cittadini su quali e quante siano le barriere architettoniche presenti sul territorio e su quanto stanno facendo per eliminarle. Ma in Bergamo e provincia, a parte qualche raro caso, ogni anno non si fa nulla”.
La scelta del luogo dell’incontro non è casuale visto che è ritenuto dai disabili uno dei principali simboli in fatto di barriere architettoniche. Ci pensano Serenella Bonfanti ed Alex Landoni a far capire come stanno ancora le cose per persone che, come loro, sono costrette a muoversi su una carrozzina nella moderna Bergamo del 2009, “quindi a qualche decennio di distanza da quel 1968 – chiosa Artifoni – che vide nascere le prime leggi contro le barriere architettoniche”.
Il primo insormontabile ostacolo è la scalinata che porta al sottopasso: 23 gradini superati solo grazie all’aiuto di tre adulti che sollevano di forza carrozzina e passeggero. Poi lungo il sottopasso l’assurdità di vedere il percorso tattile a terra riservato ai non vedenti fermarsi a metà percorso. “Lo hanno realizzato – dicono Artifoni e Nicola Eynard, consulente tecnico del comitato – quando è stato fatto il sottopasso nuovo ma senza farlo terminare sino alle scale: che senso ha?”.
Poi l’ennesimo ostacolo: 23 gradini per arrivare al livello dei binari. Le tre persone ripetono la precedente operazione. “Questo per lei significa essere una persona indipendente? – domanda amaramente Bonfanti – Noi disabili non vogliamo essere accompagnati sempre da almeno una persona ogni volta che dobbiamo spostarci”.
In tema di treni, autobus e nuovo tram veloce, ancora molte le cose da fare, al punto che Landoni ci dice di “averli eliminati da tempo”. Restando però in stazione, rimarchiamo la pericolosità (per disabili e non) della pensilina del binario 4 est: meno di due metri, peraltro in forte pendenza, affacciati su due binari. L’altro giorno un non-vedente ha rischiato di finire sotto un treno: c’è bisogno del solito morto per far cambiare le cose?

Fonte: Press-In – L’Eco di Bergamo, 4-10-09