Si chiama Lina Del Rio, “italiana con nonni spagnoli” puntualizza con orgoglio. La sua non è una vita facile: è paraplegica, si sposta con una carrozzina motorizzata, abita a Bibbiena ma lavora ad Arezzo. Nel capoluogo ci va in treno, col caro vecchio trenino della Ferroviaria, una specie di istituzione per il Casentino, sia pure molto contestata. Lina racconta con amarezza la disavventura che le è capitata venerdì scorso, di ritorno dalla città. “Mi hanno sequestrata sul treno per quasi un’ora, o la Lfi mi chiede scusa oppure li denuncio tutti”. Andiamo con ordine per capire cosa sia successo.
“Venerdì — racconta Lina — mi trovo ad Arezzo. devo prendere il treno che parte alle 18,25 e mi metto d’accordo con l’accompagnatore che mi viene garantito per gli spostamenti. È un dipendente di una cooperativa di servizi che lavora per la Lfi, la sua presenza è indispensabile perché posso salire sul treno solo con un montacarichi, idem quando scendo”.
 
Circa tre quarti d’ora dopo, il convoglio si ferma alla stazione di Bibbiena. Lina si prepara a uscire ma l’attende una sgradita sorpresa. “Lei non può scendere, mi dice il capotreno, non ci siamo fermati sul binario 1 ma sul 2, qui il montacarichi non c’è. Era già successo altre volte, ma la soluzione è a portata di mano: il treno avanza di qualche decina di metri e poi torna a marcia indietro sul binario giusto dopo che è stato attivato lo scambio. Ma venerdì non è andata così. Il mio accompagnatore è perfino sceso, ha cercato in tutti i modi di convincere il capotreno a effettuare la rapida manovra, due minuti d’orologio scarsi. Però non c’è stato nulla da fare. Anzi, siamo ripartiti quasi subito. Eh no, mi sono detta, questo non è corretto, questa è un’ingiustizia, questo è un sequestro di persona nei confronti di una disabile che ha gli stessi diritti di qualsiasi altro. Ero accecata dalla rabbia, ho chiamato i carabinieri di Bibbiena per chiedere aiuto, fermate questo maledetto treno, ho detto loro disperata. Mi hanno assicurato che si sarebbero mossi subito, ma nelle stazioni successive, a Poppi, a Porrena e via dicendo non c’era nessuno. Così siamo arrivati a Stia ma se il capolinea fosse stato in Aspromonte mi avrebbero portato fin là. Secondo me siamo davvero al sequestro di persona o giù di lì, nessuno si può permettere di trattarmi come un pacco postale, ma vogliamo scherzare”.

Siamo a metà dell’avventura. Alle 19,40 il convoglio è ripartito per il percorso inverso, altri venti minuti prima di riguadagnare Bibbiena. “Erano le 8 passate, quando siamo arrivati. C’era un altro capotreno che si è dimostrato molto disponibile, il montacarichi è stato attivato e finalmente sono ritornata a casa. Ma non la passano liscia: o mi chiedono formalmente scusa oppure corro da un avvocato e vado per vie legali. Ho 54 anni, non sono una sprovveduta anche se non posso camminare, conosco i miei diritti e da tempo mi batto perché venga riconosciuta piena uguaglianza alle persone disabili. Utilizzo il treno per i miei spostamenti e mi il servizio mi deve essere garantito. Non vedo perché dovrei preoccuparmi di avvertire con largo anticipo la Lfi, spendendo pure di telefono. E meno male che ho un accompagnatore bravo e disponibilissimo, che si fa in quattro per aiutarmi. In ogni caso l’episodio di venerdì non c’entra con questa mia battaglia, è accaduto un fatto grave, scientemente ci si è rifiutati di porre rimedio a una questione tutto sommato facile da risolvere. E a pagare è stata una disabile di cinquant’anni che adesso dice basta”.

Fonte: Disablog.it – www.lanazione.it (Sergio Rossi), 7-6-12