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Easyjet nega il volo a una donna non vedente: il cane guida è senza passaporto

Bloccata all’imbarco di un volo da Londra a Belfast perché il suo cane guida non aveva il passaporto. E’ l’incredibile vicenda accaduta a una 34enne non vedente: all’aeroporto di Gatwick il personale della compagnia Easyjet le ha negato la possibilità di effettuare il volo. La donna doveva prendere l’aereo per Belfast dove vivono i suoi genitori: una settimana prima aveva annunciato che avrebbe viaggiato con il cane guida e non immaginava che sarebbe stata fermata dalla burocrazia.
Lei si chiama Joanna Jones, il suo cane guida, un labrador, Orla. “Sono arrabbiata e delusa per la discriminazione che ho subito”, ha denunciato la donna al quotidiano britannico Daily Mail. “Avevo specificatamente chiesto alla compagnia aerea se ci fosse bisogno di un passaporto per il mio cane ma mi è stato detto che in questo caso, poiché il volo non era internazionale, non era necessario. Viaggio da 12 anni tra Londra e Belfast e non mi era mai successo prima”.
La compagnia si è difesa sostenendo che “EasyJet accoglie i passeggeri che viaggiano con cani da assistenza per centinaia di voli all’anno. In linea con le linee guida sulla sicurezza in volo, deve essere presentata una documentazione che attesti l’addestramento del cane guida. Purtroppo la signorina Jones non ha avuto questa documentazione con sé al momento di imbarcare”.

Fonte: Press-In – Affari Italiani, 13-12-11


Avventura di una pugliese nell’aeroporto di Madrid

di Valeria Deserto

22 dicembre, aeroporto Barajas di Madrid in attesa di un volo diretto per Bari. Check-in gremiti di gente in partenza, di ritorno nelle rispettive destinazioni per trascorrere il Natale con familiari e parenti. Personale come sempre insufficiente a smaltire le interminabili code, gente con il volo in partenza che si lamenta per attese prolungate. In questo contesto, una ragazza marocchina non riesce a tornare a casa perché ha imbarcato le valigie sul volo sbagliato e dopo due ore non riesce ancora a sbarcarle e poi io, pugliese a Madrid per motivi professionali, temporaneamente disabile per via di una brutta caduta a cui è seguita una rottura del femore, in attesa di tornare a casa per essere visitata da un ortopedico e iniziare la mia riabilitazione.
Premettendo che organizzare il rientro in Italia da disabile è stato un incubo, per via delle tariffe elevatissime praticate dai vari vettori aerei per un ‘trasporto speciale’, alla fine riesco a prenotare una fila intera su un volo Ryanair in modo da tenere la gamba stesa come raccomandatomi dai medici. Insieme al volo, richiedo un servizio d’ assistenza in aeroporto al fine di usufruire di sedia a rotelle e un accompagnatore durante il trasbordo in aereo.

Una volta arrivata al check-in, Ryanair avvisa la società che si occupa di assistenza del mio arrivo, ma per un’ora e mezza nessuna risposta. Durante la lunga attesa, faccio più volte pressione alla compagnia. Ovviamente, la risposta è stata “Li abbiamo chiamati, ci riproviamo, ma non possiamo farci niente perché non dipende da noi”. Dopo oltre un’ ora al check-in, avevo bisogno di andare in bagno, per cui chiedo nuovamente alla compagnia di richiamare il servizio di assistenza, senza alcun successo. A questo punto, domando cortesemente al check-in di tenere i miei bagagli a mano in custodia per dieci minuti, per poter almeno utilizzare la toilette e comprare un panino. Anche lì ho avuto in risposta un perentorio “no”, accompagnato dalla seguente spiegazione “Non possiamo tenere in custodia i suoi bagagli personali, deve averne cura lei”.
A quel punto, esaurita la mia pazienza, i miei toni si fanno poco gentili. Esigo dall’ assistente al check-in di parlare con la responsabile dell’ assistenza invalidi. Lei mi risponde seccamente che non sono autorizzata a farlo e che lei tentava solo di essere gentile con me mentre io mi rivolgevo a lei in maniera “velenosa”. Le rispondo che la sua gentilezza diventa totalmente inutile nel momento in cui non risolve il mio problema (mi sarebbe bastato che mi tenesse i bagagli per il tempo utile di andare in bagno), ma lei mi sbatte la carta d’ imbarco sulla sedia e non mi rivolge più la parola. Le lascio i bagagli accanto al check-in, mentre lei urla che se succede qualcosa non si prende la responsabilità, e me ne vado in bagno. Dopo ancora mezz’ora, arriva l’assistente. La sedia a rotelle c’è, ma non esiste il poggiapiedi. (Ricordo che avevo prenotato precedentemente il servizio d’assistenza, spiegando il problema che avevo e le mie esigenze di trasporto).
Va via per cercare un’ altra sedia, torna dopo mezz’ora con la sedia giusta. Gli dico che dovevamo aspettare che una mia amica arrivasse a prelevare la sedia dell’ospedale e lui, un po’ scocciato, mi dice che si allontana per dieci minuti. Passa mezz’ora e lui non arriva, faccio il cambio sedia con la mia amica, mentre lui rientra e mi accompagna all’imbarco.
Arrivati lì, mi molla dicendo che il volo è in ritardo e che lui deve andare. Arriverà un’altra persona per aiutarmi a salire in aereo. In effetti, poi, fortunatamente così è stato.

Mi sento in dovere di condividere la mia piccola esperienza in nome di tutte quelle persone che sono permanentemente su una sedia a rotelle o che per varie disabilità hanno bisogno di supporto.
Madrid è nota per essere una città moderna, all’avanguardia: 12 linee metropolitane, collegamento diretto in aeroporto, svariate stazioni ferroviarie, una varietà di cinema, teatri e musei, per non parlare della tanto rinomata movida madrilena… Se sei disabile, però, sei solo…a Madrid!
Se hai la fortuna di avere un genitore con te, come nel mio caso, puoi quantomeno andare in bagno (e per le valigie, accada ciò che deve accadere), altrimenti non puoi muoverti. E ovviamente, nessuno si prende la responsabilità. La compagnia aerea dà la colpa al servizio d’assistenza, ma tu non puoi parlarci. Se stringi i denti, aspetti l’assistente, altrimenti te la fai addosso!
Vi sembra giusto questo? Anzi no, vi sembra possibile? Durante questa per me strana vigilia di Natale, ho indossato i panni di chi vive tante ‘strane’ vigilie di Natale e voluto risvegliare con la mia esperienza la coscienza civica di chi trascorre da anni un Natale ‘normale’. Buon Natale a tutti.

PS: L’assistenza nello scalo di Bari è stata perfetta.

Fonte: Press-In – La Gazzetta del Mezzogiorno, 25-12-11

Svizzera. Denuncia ad Easyjet

Nell’autunno del 2009, Andreas Perez deve recarsi da Ginevra a Berlino per motivi professionali e con il biglietto acquistato via internet si reca al check-in della compagnia aerea Easyjet. Quest’ultima, però, si rifiuta di imbarcarlo; secondo Easyjet, infatti, un viaggiatore che si sposta in sedia a rotelle deve, per ragioni di sicurezza, essere seguito da un accompagnatore.
Perez si vede dunque costretto a trovare una persona tra i passeggeri disposta a fargli da accompagnatore, senza per altro che la compagnia verifichi se tale persona in caso di pericolo possa essere in grado di soccorrerlo. EasyJet non tiene nemmeno conto del fatto che il ginevrino è molto sportivo e che ha già partecipato a diverse maratone in carrozzina. Per lui, quindi, spostarsi in modo autonomo per alcuni metri non costituisce affatto un problema. Al momento del volo di rientro da Berlino a Ginevra si ripresenta la stessa situazione.
Alcuni giorni dopo il fatto, Perez si rivolge in forma scritta a Easyjet, pretendendo una presa di posizione. Successivamente contatta il centro svizzero Égalité Handicap – specializzato nelle questioni legate della parità delle persone con disabilità – e anche quest’ultimo scrive a Easyjet. Ad oggi, la compagnia non ha risposto.
Nei giorni scorsi, dunque, Andres Perez e Égalité Handicap si sono rivolti all’Ufficio Federale dell’Aviazione Civile (l’Enac svizzero) e hanno presentato un’azione davanti al Tribunale Civile Ginevrino nei confronti di Easyjet, invocando la Legge Federale sull’eliminazione di svantaggi nei confronti dei disabili. Tale norma prevede che la prestazione di trasporto debba essere accessibile senza difficoltà alle persone con disabilità.
Nel caso specifico, può succedere che l’accompagnamento della persona con disabilità possa rendersi necessario per ragioni di sicurezza e tuttavia l’obbligo di viaggiare accompagnato è incompatibile con il diritto della parità delle persone con disabilità, a meno che il singolo caso sia stato analizzato in maniera approfondita e che nessun’altra soluzione considerata si riveli sufficiente a garantirne la sicurezza (ad esempio permettendo alla persona con disabilità di sedere vicino ad una porta di sicurezza).
Disapprovando fermamente la prassi adottata da Easyjet, il centro Égalité Handicap auspica che le decisioni dell’Ufac e del Tribunale di Ginevra riconoscano la disparità di trattamento nel caso di Andres Perez, cosicché in futuro la pratica adottata dalla compagnia per i passeggeri in carrozzina venga corretta.

Dalla Francia si segnala poi che la Haute Autorité de lutte contre les discriminations – la massima autorità transalpina per la lotta alle discriminazioni – ha aperto una procedura nei confronti di Easyjet che anche in quel caso si era rifiutata di trasportare una signora in carrozzina senza accompagnatore.
Dal Canada, infine, va registrata la Decisione del locale Tribunale dei Diritti della Persona, prodotta il 26 gennaio del 2009, concernente il rifiuto di Air Canada di imbarcare una persona sorda e con importanti problemi di vista senza accompagnatore. Il Tribunale ha giudicato tale rifiuto illecito poiché il caso specifico non era stato preliminarmente valutato.

Fonte: Superando.it (Paola Merlini), 10-9-10

Parigi. Umiliata all’aeroporto di Orly

Le figlie le avevano regalato un viaggio a Parigi per i suoi 60 anni. Ma per la signora Maria i quattro giorni nella “ville lumière” si sono trasformati in una orribile avventura: “Lì – dice ancora scossa – ho subito la più grande umiliazione della mia vita ed il trattamento più meschino che si possa riservare ad un essere umano, ed ancor di più ad un disabile”. La colpa di tutto ciò? L’assurdo comportamento degli addetti al controllo di sicurezza dell’aeroporto di Orly.
Maria parte per Parigi l’11 settembre scorso con le due figlie, e il 14 settembre, fra le sei e le sette del mattino, al terminal B dell’aeroporto di Orly, ai controlli di sicurezza del percorso agevolato per persone con disabilità accade il fattaccio. Maria ha subito l’amputazione della gamba sinistra e una amputazione alle dita del piede destro: non cammina, talvolta “mi trascino con le stampelle ma riesco a fare solo pochi passi”. Accade che prima di varcare il metal detector gli agenti di sicurezza chiedono alla donna prima di camminare e poi – al suo diniego – di alzarsi in piedi per effettuare una perquisizione manuale. 
“Io sbalordita – racconta la signora Maria – chiedo alle mie figlie di aiutarmi a stare su, in posizione come da crocifisso, ma non ci riesco: dopo pochi secondi sto per cadere, e mi devo sedere. La scena si ripete tre o quattro volte”. Maria racconta che gli addetti manifestano una pressione nervosa crescente, che sostengono che “gli italiani non rispettano mai le regole”. “Abbiamo cercato di far loro capire – dice Maria – che dovevano mostrare un po’ più di rispetto per una signora in carrozzina di 60 anni che non parla che l’italiano: mi sono tirata parzialmente giù i calzoni per mostrar loro la protesi, la mia vergogna saliva. Ma loro pretendevano una posizione di immobilità in piedi un tempo sufficiente per perquisire”.
Quando le figlie provano a protestare, la madre viene allontanata e fatta nuovamente uscire dalla zona di sicurezza: “Ero sola, non parlavo una parola di francese, mi hanno detto che dovevano chiamare la polizia perché avevo impedito loro di svolgere una perquisizione regolare. E così hanno fatto”. La donna ha paura di perdere il volo, “con le lacrime agli occhi” scongiura gli addetti di non fargli perdere l’aereo. “Non contenti – racconta Maria – hanno rovistato in tutti i nostri bagagli, ci hanno trattate come dei criminali, ci hanno vuotato ogni centimetro delle nostre valigie”. La signora Maria racconta che le è stato sequestrato lo spray che usa per infilare la protesi (“una colla che si spruzza e che fa aderire l’invaso al moncone”) e che sono stati buttati anche alcuni acquisti fatti ad Eurodisney, un paio di occhiali da sole, “una pistola giocattolo luminosa con tanto di suoneria che avevo comprato per i miei nipotini”. “Mi hanno umiliata – dice Maria – davanti ad un mare di persone che ci guardavano con sorrisini di divertimento“.
All’arrivo della polizia, la situazione, almeno in parte cambia: “L’agente ha simulato una perquisizione: mi hanno fatta accomodare in una cabina e lì una poliziotta molto gentile non mi ha toccata assolutamente e si è anzi scusata. Ma un poliziotto, giovane, ci guardava con aria di sufficienza: ha preso le nostre generalità perché a loro dire abbiamo offeso il personale. Finalmente, scioccate e in lacrime, arriviamo all’imbarco. L’aereo aspettava noi“.
E Maria racconta che “il personale della EasyJet è stato gentilissimo: il capitano e il capo cabina hanno voluto sapere per filo e per segno l’accaduto, perché a quanto pare questi episodi si sono già verificati e loro stessi avrebbero fatto un rapporto scritto sull’accaduto. E qui non ho potuto trattenere le lacrime, ho avuto un crollo totale”.
“Le mie figlie – ragiona ora Maria – mi avevano regalato questo viaggio per i miei 60 anni: ma la mia condizione non sono riuscita a dimenticarla neanche durante una vacanza regalo. Quei signori mi hanno fatto capire, e ricordare, in ogni momento, che sono inferiore, che sono violentabile, psicologicamente e fisicamente. Che non sono come loro. Ora desidero che questo fatto si sappia, desidero che si prendano i nomi di quelle persone: di quel signore che pretendeva camminassi, di quella con la radio trasmittente che non mi ha mai guardato in faccia, di quel ragazzo che con aria di superficialità ha buttato via le mie cose. Si, le mie cose, i miei acquisti: quelli che – conclude indignata – hanno alimentato l’economia francese”.

Fonte: Redattore Sociale, 16-9-10

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